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Settembre 2022 / INVESTMENT INSIGHTS

Value: i vantaggi di un nuovo ciclo di investimenti

Quattro fattori che determineranno un boom della spesa in conto capitale

Punti essenziali

  • Dalla crisi finanziaria globale gli investimenti in conto capitale di imprese e governi sono stati scarsi.
  • Tuttavia, abbiamo individuato quattro fattori in grado di favorire un nuovo ciclo di investimenti.
  • Molte delle società che potrebbero beneficiare di questo nuovo ciclo appartengono ad aree del mercato orientate al value.
     

Il cambio di guardia in termini di value rispetto a growth è stato attribuito alla fase di ripresa post-pandemia, ai massimi decennali toccati dall’inflazione e alla possibilità di un inasprimento monetario aggressivo. Tuttavia, da investitori bottom-up, siamo felici di notare che, dopo anni di scarsi investimenti, sembra che il capex stia per entrare in un nuovo ciclo. Per gli investitori "value" si tratta di buona notizia, dato che una maggiore spesa può rappresentare una fonte significativa di opportunità di investimento. .

..siamo felici di notare che, dopo anni di scarsi investimenti, sembra che il capex stia per entrare in un nuovo ciclo

La tesi a favore di un nuovo ciclo di investimenti 

In seguito alla crisi finanziaria globale (GFC) del 2008, abbiamo assistito a un sottoinvestimento su larga scala da parte di società e governi. Sia i responsabili politici che le società si sono concentrati sul risanamento dei bilanci. Molti settori hanno investito solo a livelli di “mantenimento”, tralasciando gli investimenti volti a migliorare la produttività o l’espansione (Figura 1).

Dopo anni di scarsi investimenti, il capex inaugura un nuovo ciclo

(Fig. 1) Molte società hanno investito solo a livelli di mantenimento.

Dopo anni di scarsi investimenti, il capex inaugura un nuovo ciclo

Al 31 dicembre 2021.
Fonte: Fornitore di analisi e dati finanziari FactSet. Copyright 2022 FactSet. Tutti i diritti riservati. Ultimi dati disponibili.
 

Riteniamo che in molti settori gli investimenti siano più che necessari, dopo molti anni di stallo. Un buon esempio è il settore dei trasporti marittimi, che per anni ha sofferto di una grave mancanza di investimenti, dalla capacità portuale alle navi. Con la ripresa mondiale dalla pandemia e il recupero della domanda, il settore si è trovato in difficoltà. Ciò ha causato congestione nei porti e un forte aumento nei prezzi dei container. .

La spesa per le infrastrutture è più che necessaria 

Nella fase post-pandemica, con i governi impegnati con la ripartenza, abbiamo sentito frasi come “ricostruire meglio” e “salire di livello”. Tuttavia, dopo la crisi finanziaria, a dispetto dei bassissimi costi di finanziamento, abbiamo assistito a una mancanza cronica di investimenti top-down. Le ragioni sono molteplici e interconnesse, ma una delle principali è stata la ripresa economica anemica che si è verificata nel periodo post-crisi. Nei cicli precedenti, la ripresa economica è stata molto più forte, ma negli ultimi anni la crescita è rimasta spesso al di sotto delle previsioni. Inoltre, a livello delle imprese, la riduzione delle aspettative di domanda è probabilmente la causa dell’assenza di spese in conto capitale. Le aziende che non prevedono un aumento della domanda hanno meno probabilità di investire.

In prospettiva, con gli aumenti generalizzati dei costi (compresi i salari), riteniamo che il contesto inflazionistico possa fungere da catalizzatore per favorire la spesa e risvegliare gli spiriti imprenditoriali (sia a livello aziendale che governativo). Abbiamo individuato le ragioni, a breve e a lungo termine, per cui potrebbe verificarsi un boom degli investimenti.

Quattro driver per l’aumento del capex

L’inflazione e la spesa fiscale traineranno gli investimenti nel breve termine, mentre la deglobalizzazione e la transizione ecologica dovrebbero sostenere gli investimenti futuri.

Quattro driver per l’aumento del capex

Breve termine : l’inflazione

Il ritorno della domanda dopo la pandemia si è scontrato con le interruzioni nelle catene di approvvigionamento, sia per la politica zero-COVID della Cina (che ha chiuso periodicamente importanti hub produttivi), sia per l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (che ha provocato un forte incremento dei prezzi dell’energia e dei prodotti agricoli). Anche se ci aspettiamo che l’inflazione raggiunga un picco ad un certo punto, con il consolidarsi della distruzione della domanda, è probabile che si stabilizzi a livelli più alti di quelli registrati nel contesto post-crisi finanziaria. 

Un fattore importante sarà quello che chiamiamo “inflazione geopolitica”. Siamo convinti che sia improbabile che il conflitto in Ucraina si risolva in tempi brevi, e le tensioni geopolitiche sono aumentate anche tra la Cina e Taiwan e - di conseguenza - tra la Cina e gli Stati Uniti. L’acuirsi degli attriti geopolitici potrebbe rivelarsi un fattore inflazionistico, poiché le tensioni rimangono elevate e le catene di approvvigionamento continuano a subire interruzioni. Ma queste pressioni inflazionistiche dovrebbero incoraggiare le imprese e i governi ad anticipare le tempistiche degli investimenti, poiché un ritardo implicherebbe costi più elevati in futuro. 

Breve termine: la spesa fiscale

Prevediamo un incremento della spesa fiscale e degli investimenti a sostegno delle economie, soprattutto in un momento in cui i Paesi attraversano una fase difficile del ciclo economico. È probabile che ciò avvenga sotto forma di maggiori aiuti ai consumatori (tagli alle tasse, limitazioni dei prezzi dell’energia) e di maggiori spese per progetti infrastrutturali che favoriscano la crescita. Entrambi questi fattori sono inflazionistici, a meno che non vengano gestiti in modo fiscalmente neutrale. 

Le infrastrutture rappresentano la spina dorsale di ogni economia e forniscono il quadro per la crescita economica e la modernizzazione, ma sono state trascurate per molti anni. Storicamente la spesa per le infrastrutture è di competenza primaria dei governi o dei responsabili politici, ma sono sempre più diffuse le partnership pubblico-private tra governi e aziende. 

È importante notare che grazie alla domanda anelastica, alle elevate barriere all’ingresso e alle caratteristiche di monopolio di molti beni infrastrutturali e di utility, le performance finanziarie di questi ultimi sono meno sensibili ai cicli economici rispetto ad altri settori. Queste società tendono inoltre a offrire un maggiore potere di determinazione dei prezzi e, quindi, una migliore protezione dall’inflazione. 

Lungo termine: deglobalizzazione

La deglobalizzazione è già in atto. Ne abbiamo sentito parlare per la prima volta nel 2018, quando è esplosa la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, ma le preoccupazioni sono aumentate con l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento causate dalla pandemia. I politici si sono quindi concentrati sulla necessità di garantire l’indipendenza delle catene di approvvigionamento. Molte aziende, che hanno faticato a produrre e consegnare i prodotti durante la pandemia, ci stanno informando dei loro piani di regionalizzazione, od “onshoring”, delle loro catene di approvvigionamento, malgrado possibili conseguenze economiche.

Lungo termine: transizione ecologica

Diversi Paesi hanno fissato obiettivi ambiziosi per la riduzione delle emissioni di carbonio, ma il loro raggiungimento richiederà enormi livelli di investimento. La Cina è un ottimo esempio, trattandosi del più grande emittente di combustibili fossili al mondo. Attualmente, la Cina importa il 73% del suo fabbisogno di petrolio e il 42% di quello di gas (Figura 2). Tuttavia, ha in programma di fare leva sulla sua posizione dominante in termini di capacità solare ed eolica per sfruttare maggiormente le energie rinnovabili e incrementare notevolmente il suo livello di autosufficienza. Dopo avere speso circa 12.000 miliardi di dollari durante il superciclo dal 2000 al 2010 (con la costruzione di strade, ponti, aeroporti e altri progetti infrastrutturali), la Cina prevede ora di investire quasi 16.000 miliardi di dollari per la sua transizione ecologica, allo scopo di raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2060.

La Cina dovrà spendere per raggiungere gli obiettivi ecologici.

(Fig. 2) Le previsioni di spesa sono di gran lunga superiori al superciclo cinese

La Cina dovrà spendere per raggiungere gli obiettivi ecologici.

Al 31 marzo 2022.
Fonti: SolarZoom, CPIA, stime Jefferies, Credit Suisse. © 2022 CREDIT SUISSE GROUP AG e/o le sue controllate. Tutti i diritti riservati.

Il nuovo ciclo capex potrebbe favorire  i rendimenti per le aziende orientate al value 

Prevediamo che il nuovo ciclo di investimenti sosterrà la crescita degli utili, in particolare in settori come le utility e l’industria. Inoltre, poiché l’inflazione dovrebbe rimanere elevata, ci aspettiamo che le banche centrali continuino a rialzare i tassi d’interesse, il che andrà a beneficio dei titoli finanziari e bancari. Poiché i titoli finanziari, industriali e utility costituiscono gran parte dell’universo degli investimenti value, siamo entusiasti delle potenziali opportunità che ci attendono 

Informazioni importanti

Il materiale ha solo scopo informativo e/o di marketing e non è un consiglio o una raccomandazione di investimento. Consigliamo ai potenziali investiori di richiedere una consulenza legale, finanziaria e fiscale indipendente prima di assumere qualsiasi decisione di investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Il valore di un investimento puó oscillare e gli investitori potrebbero non ottenere l'intero importo investito.

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