Settembre 2026, Asset Allocation
Hi, I'm Matt Bance — thanks for joining me for our September Asset Allocation Update
Today I want to walk you through three reasons why we're still overweight equities.
First up: earnings season has wrapped up, so we can finally draw some conclusions. And however you slice it, earnings were good. For example, it is estimated that the S&P 500 delivered quarterly earnings 50% higher than in the same quarter last year.
Now, it's true some of those headline numbers got a boost from one-off gains. But even stripping those out, the numbers were strong across the board.
And that held true across sectors, across regions, and right across the capitalisation spectrum.
Companies didn't just beat already-high expectations — they backed it up with upbeat guidance, a sign they're feeling more confident about business conditions.
Take Nvidia, whose earnings announcements have become something of a macro event over the past few years and reported just last week and guided to a 70% increase in revenue for calendar 2027 – above 40-50% consensus expectations. This helped settle down imminent concerns of any slowing down in AI capex, which has been weighing on market sentiment.
Second, growth measures still look pretty solid. One of my favourite reads on the economic cycle comes from Purchasing Manager Indices (or PMIs), which have trended higher — and historically, that's been a strong signal for earnings.
The fact that earnings are improving right on cue as PMIs are strengthening reinforces the sense that this resilience is genuine rather than just idiosyncratic stories.
The US labour market's also in a good spot — strong enough to ease growth worries, but not so strong that it's stoking concerns about wage-led inflation.
Finally, nominal GDP is chugging along at over 6% - not great for bonds, part of the reason we remain underweight duration, but very helpful for equities.
And third, Trump’s tone on Iran has shifted quite noticeably. Rather than talking about further military action, he’s increasingly focused on economic sanctions and pressure. Clearly, that doesn’t take military action off the table, as we have seen over the weekend, but it does suggest another major escalation is less likely in the near term. That may be good enough for the market.
Of course, risks are still out there. Rising interest rates, more geopolitical flare-ups, and the approaching US mid-terms — which have historically brought some weakness as we get closer to them. Positioning has also picked up, but while it's a bit elevated, it's not really stretched once seen in the context of the strong historical performance and exceptional earnings we're seeing.
Thanks very much for joining us, and we look forward to updating you again next month.
* Per le valutazioni comparative relative a stile, capitalizzazione di mercato (dimensioni) e valute, il posizionamento all’interno dei riquadri indica il posizionamento della prima asset class menzionata rispetto alla seconda asset class.
I Comitati regionali per gli investimenti di T. Rowe Price per l’Europa e il Regno Unito contribuiscono alla definizione delle view di asset allocation globale. Il presente materiale non è destinato a fornire consulenza in materia di investimenti né costituisce una raccomandazione ad adottare una particolare decisione di investimento.
Dati al 31 agosto 2026.
Ciao, sono Matt Bance. Grazie per essere con noi per il nostro aggiornamento sull’Asset Allocation di settembre.
Oggi vorrei illustrarvi tre motivi per cui continuiamo a mantenere un sovrappeso sull’azionario.
Partiamo dal primo: la stagione degli utili si è ormai conclusa e possiamo finalmente trarre qualche conclusione. E, da qualunque prospettiva la si guardi, i risultati sono stati positivi. Ad esempio, si stima che gli utili trimestrali delle società dell’S&P 500 siano stati superiori del 50% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno.
È vero che alcuni di questi dati particolarmente brillanti hanno beneficiato di componenti straordinarie. Ma, anche escludendole, i risultati sono stati solidi su tutta la linea.
E questo vale per i diversi settori, per le varie aree geografiche e lungo l’intero spettro delle capitalizzazioni di mercato.
Le società non si sono limitate a superare aspettative già elevate, ma hanno accompagnato i risultati con indicazioni prospettiche positive, segnalando una crescente fiducia nelle condizioni operative.
Prendiamo Nvidia, i cui annunci sui risultati negli ultimi anni sono diventati quasi un evento macroeconomico. La società ha pubblicato i risultati proprio la scorsa settimana e ha indicato per il 2027 solare una crescita dei ricavi del 70%, superiore alle aspettative di consenso, comprese tra il 40% e il 50%. Questo ha contribuito ad attenuare i timori immediati di un rallentamento degli investimenti in conto capitale legati all’intelligenza artificiale, che avevano pesato sul sentiment di mercato.
Secondo: gli indicatori della crescita continuano ad apparire piuttosto solidi. Uno degli indicatori che preferisco per valutare il ciclo economico sono gli indici dei responsabili degli acquisti, o PMI, che hanno mostrato una tendenza al rialzo e che, storicamente, hanno rappresentato un segnale positivo per gli utili societari.
Il fatto che gli utili stiano migliorando proprio mentre i PMI si rafforzano avvalora l’idea che questa resilienza sia reale, anziché il risultato di singole dinamiche idiosincratiche.
Anche il mercato del lavoro statunitense si trova in una buona posizione: abbastanza solido da attenuare i timori sulla crescita, ma non così forte da alimentare preoccupazioni per un’inflazione trainata dai salari.
Infine, il PIL nominale continua a crescere a un ritmo superiore al 6%. Non è una dinamica particolarmente favorevole per le obbligazioni, ed è uno dei motivi per cui manteniamo un sottopeso sulla duration, ma è decisamente positiva per l’azionario.
Il terzo motivo riguarda il netto cambiamento di tono di Trump nei confronti dell’Iran. Anziché parlare di ulteriori azioni militari, si sta concentrando sempre più sulle sanzioni economiche e sulla pressione esercitata attraverso queste misure. Naturalmente, questo non esclude la possibilità di un intervento militare, come abbiamo visto nel fine settimana, ma suggerisce che nel breve termine sia meno probabile un’altra significativa escalation. E questo potrebbe essere sufficiente per i mercati.
Naturalmente, i rischi non sono scomparsi. Tra questi figurano l’aumento dei tassi d’interesse, nuove fiammate delle tensioni geopolitiche e l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che storicamente sono state associate a una certa debolezza dei mercati man mano che si avvicina la data del voto. Anche il posizionamento degli investitori è aumentato ma, pur essendo leggermente elevato, non appare particolarmente tirato se considerato nel contesto della solida performance storica e degli eccezionali risultati societari a cui stiamo assistendo.
Grazie per essere stati con noi. Vi aspettiamo il mese prossimo per un nuovo aggiornamento.
Ago 2026
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Dati al 31.08.2026. Fonte: Bloomberg. “Bloomberg®” e gli Indici Bloomberg sono marchi di servizio di Bloomberg Finance L.P. e delle sue affiliate, inclusa Bloomberg Index Services Limited (“BISL”), amministratore dell’indice (collettivamente, “Bloomberg”), e sono stati concessi in licenza a T. Rowe Price per determinati utilizzi. Bloomberg non è affiliata a T. Rowe Price e non approva, avalla, esamina né raccomanda il presente Prodotto. Bloomberg non garantisce la tempestività, l’accuratezza o la completezza di dati o informazioni relativi al presente prodotto.
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