Maggio 2026, Dal campo
Di Peter Botoucharov, Emerging Market Credit Analyst, con il contributo del team di analisti sovrani dei mercati sviluppati ed emergenti.
La natura persistente dello shock energetico implica un aumento dell’inflazione, che probabilmente richiederà una risposta più incisiva da parte delle banche centrali rispetto a quanto inizialmente previsto. I mercati obbligazionari stanno scontando pienamente questa nuova realtà? Il nostro team di analisti sovrani ha effettuato un’analisi approfondita del contesto, individuando dove i mercati potrebbero aver già scontato troppi rialzi dei tassi — creando potenziali opportunità — e dove invece i rischi potrebbero essere ancora sottovalutati.
Riteniamo che lo shock petrolifero abbia ormai superato la fase uno (panico iniziale) e la fase due (aspettative di un conflitto di breve durata), entrando ora nella fase tre.
Principali fasi dello shock petrolifero:
Il conflitto in corso sta portando a revisioni al rialzo delle previsioni sull’inflazione dei prezzi al consumo, inclusa l’inflazione core. Tuttavia, le aspettative di politica monetaria non si sono ancora adeguate pienamente a queste nuove proiezioni dell’indice dei prezzi al consumo (CPI), suggerendo che i mercati continuino a considerare lo shock come temporaneo. Detto ciò, i recenti movimenti sul tratto breve delle curve dei rendimenti indicano che i mercati stanno progressivamente allineando le aspettative ai nuovi scenari inflazionistici.
Un altro modo per analizzare lo shock energetico è attraverso la probabilità di recessione. Sebbene i rischi recessivi siano aumentati, riteniamo che siano ancora sottostimati nel Regno Unito, in Canada e nell’eurozona, e sovrastimati in Giappone. Questo elemento potrebbe diventare sempre più importante per i tassi e per la forma delle curve dei rendimenti man mano che entriamo più profondamente nella fase tre.
Alla luce di questi fattori, abbiamo adottato una posizione più prudente sulla duration, con un orientamento generalmente negativo verso i mercati sviluppati. Nei mercati emergenti, invece, osserviamo opportunità di relative value più articolate.
I paesi sostenuti da fondamentali idiosincratici e/o dove i mercati potrebbero aver già scontato troppi rialzi dei tassi risultano relativamente più interessanti nell’attuale contesto. Tra i mercati emergenti, l’Ungheria si distingue in questo senso, supportata da un nuovo governo orientato alle riforme. In Romania, nel frattempo, un significativo effetto base potrebbe portare l’inflazione headline da livelli elevati a una fascia compresa tra il 4% e il 5% entro fine anno.
Al contrario, siamo più cauti sui mercati dove è stato scontato un irrigidimento monetario relativamente limitato. Nei mercati emergenti, il Perù rappresenta un caso emblematico, poiché riteniamo che i rischi inflazionistici restino orientati al rialzo. Se questi rischi dovessero materializzarsi, potrebbero spingere la banca centrale ad alzare i tassi più avanti nel corso dell’anno. Anche la Thailandia rappresenta un esempio simile, dato che ha affrontato questo shock energetico con tassi d’interesse ai minimi ciclici dell’1%, mentre i mercati hanno finora scontato solo un moderato aumento dell’inflazione core.
Nel complesso, i mercati emergenti hanno affrontato la crisi partendo da buffer positivi di tassi reali e da posizioni fiscali migliori. Di conseguenza, molte banche centrali hanno adottato inizialmente un approccio attendista rispetto alla crisi energetica, in attesa di maggiori informazioni sulla durata e sull’entità dello shock.
Con il protrarsi della crisi, tuttavia, le autorità che inizialmente avevano fatto ricorso a sussidi fiscali per attenuare l’impatto dello shock stanno iniziando a rivalutare la sostenibilità di tali misure. Questi sussidi hanno assunto diverse forme:
I paesi esportatori netti di energia o sostanzialmente neutrali dal punto di vista energetico (Brasile, Colombia, Messico e Malesia) continuano ad avere margini per reinvestire gli extra-profitti in sussidi, mentre gli importatori netti di energia (India, Sudafrica) stanno affrontando pressioni crescenti per consentire l’aggiustamento dei prezzi.
Nel complesso, sarà importante distinguere tra:
Un ulteriore elemento da considerare è il ciclo espansivo che si sta sviluppando soprattutto nell’Asia manifatturiera, fattore che potrebbe complicare le funzioni di reazione delle banche centrali.
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