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Marzo 2022 / INVESTMENT INSIGHTS

Le conseguenze ESG dell’invasione russa in Ucraina

Le pressioni che spingono a ridurre la dipendenza dal gas russo potrebbero accelerare la transizione energetica dell’Europa

Punti essenziali

  • Gli shock dei prezzi del petrolio e del gas, oltre all’attuale timore sulla mancanza di approvvigionamento dalla Russia, potrebbero accelerare i passi avanti del Green Deal europeo.
  • È molto difficile sostituire rapidamente le fonti di fornitura energetica senza incorrere in un aumento dei costi e danneggiare l’economia. Tuttavia, l’Unione europea è probabilmente meglio posizionata per farlo.
  • L’UE può accelerare la crescita dell’energia rinnovabile ma dovrà adottare un approccio pragmatico all’abbandono graduale dei combustibili tradizionali.

L’invasione della Russia in Ucraina si sta rivelando profondamente preoccupante su molti fronti. Il primo e più importante è la crisi umanitaria in corso e l’impatto sul benessere della popolazione colpita dal conflitto. Lo scoppio e l’escalation del conflitto hanno intensificato le tensioni geopolitiche e scosso i mercati globali, mentre gli investitori tentano di valutarne le implicazioni a breve e lungo termine. Con l’impennata dei prezzi delle materie prime in tutto il mondo e il rafforzarsi delle preoccupazioni sulle conseguenze sociali e umane, l’Europa e il mondo potrebbero andare incontro a ripercussioni di vasta portata a livello ambientale, sociale e di governance (ESG).

Accelerare la transizione dell’Europa verso le energie rinnovabili

Nelle ultime settimane i governi di tutto il mondo hanno imposto un numero record di sanzioni alla Russia. Analogamente, gli investitori e le imprese preoccupate per gli impatti del conflitto, incluse le violazioni ai diritti umani, stanno sempre più adottando le proprie misure restrittive nei confronti della Russia. E mentre continuiamo a seguire l’evoluzione della crisi e le ripercussioni globali in termini di ESG, un fatto è ormai lampante: l’attuale conflitto è potenzialmente in grado di accelerare la transizione energetica, in particolare in Europa.

La stabilità del sistema energetico di una nazione dipende dall’equilibrio di tre criteri chiave, spesso contrastanti, definiti dall’indice World Energy Trilemma del Consiglio Mondiale dell’Energia, che fornisce una valutazione annuale delle prestazioni dei sistemi energetici delle nazioni.1 Tali criteri comprendono:

  1. La sicurezza energetica: Misura la capacità di un paese di resistere agli shock sistemici e di soddisfare in modo affidabile la domanda di energia attuale e futura.
  2. L’accessibilità energetica: Valuta la capacità di un paese di fornire un accesso universale all’energia che non sia solo accessibile, ma anche affidabile e sufficiente.
  3. La sostenibilità ambientale: Si concentra sulla produttività e l’efficienza della generazione, trasmissione e distribuzione dell’energia - oltre alla qualità dell’aria e alla decarbonizzazione.

Come sottolinea il Consiglio Mondiale dell’Energia, la gestione e l’equilibrio delle esigenze contrapposte in questo trilemma energetico è una sfida importante per i paesi di tutto il mondo. I primi due criteri, che riguardano la sicurezza e l’accessibilità energetica, sono serviti in passato come giustificazioni all’Europa per ritardare la transizione verso le energie rinnovabili. La dipendenza dall’energia russa non è stata affrontata come un problema rilevante, con in più il suo vantaggio in termini di costi rispetto alle rinnovabili. Tuttavia, la decisione della Russia di invadere l’Ucraina ha capovolto la situazione, riducendo virtualmente le tensioni inerenti al “trilemma energetico” come conseguenza del conflitto, e rendendo molto più facile per l’Europa la promozione di un’agenda sostenibile attraverso energie rinnovabili accessibili e prodotte a livello nazionale.

Mentre il recente incremento dei costi del petrolio e del gas potrebbe essere di breve durata, lo spettro della mancanza di fornitura non lo sarà. La Russia rappresenta il 12% della produzione mondiale di petrolio e il 18% della produzione mondiale di gas naturale.2 Data la vicinanza geografica, la dipendenza dei paesi dell’Unione europea dal petrolio e dal gas russo è molto più elevata. Nel 2020 più della metà delle esportazioni di petrolio della Russia e circa l’85% delle sue esportazioni di gas naturale sono state dirette in Europa.3

Il trilemma energetico: trovare un equilibrio

(Fig. 1) La stabilità dei sistemi energetici di un paese dipende dall’equilibrio di tre criteri chiave e spesso contrastanti

Il trilemma energetico: trovare un equilibrio

Fonte: L’indice World Energy Trilemma del Consiglio Mondiale dell’Energia.

Fondamentalmente, questo shock dei prezzi - insieme allo spettro della mancanza di fornitura dalla Russia - potrebbe facilitare la progressione verso l’obiettivo dell’European Green Deal della Commissione europea di raggiungere la neutralità climatica dell’UE entro il 2050. Tra i Paesi dell’UE che sono stati più contrari all’approvazione dell’accordo figurano alcuni di quelli più vulnerabili alla Russia. Gli sviluppi chiave includono la recente decisione della Germania di congelare il processo di approvazione del gasdotto Nord Stream 2, che avrebbe dovuto raddoppiare il volume di gas russo verso la Germania

È molto difficile sostituire rapidamente le fonti di fornitura energetica senza incorrere in un aumento dei costi e danneggiare l’economia. Tuttavia, l’UE è probabilmente in una buona posizione per riuscirci oggi, data la disponibilità di alternative economicamente convenienti ai combustibili non fossili, una maggiore innovazione nei modelli di consumo energetico, la preoccupazione che la dipendenza energetica dall’estero possa essere usata come un’arma e la consapevolezza dei consumatori riguardo alla crisi climatica e alle questioni di sicurezza.

Tutto ciò fornisce all’UE a un altro motivo molto valido per spingere la transizione energetica con maggiore forza e rapidità. Ciò comporterà probabilmente un aumento degli investimenti nelle rinnovabili, ma, cosa forse più importante, potrebbe anche tradursi in investimenti in termini di efficienza energetica (come elettrodomestici intelligenti ed edifici verdi), elettrificazione ed altre innovazioni.

Aumentare il pragmatismo verso i combustibili tradizionali

Anche se alcuni paesi hanno già iniziato a riconsiderare il loro cammino verso la riduzione della dipendenza dal petrolio e dal gas russo in seguito all’invasione dell’Ucraina, essi dovranno essere pragmatici al riguardo. L’Unione europea non è più di fronte a un problema di “inflazione energetica” ciclica, ma a un problema di “insicurezza energetica” più strutturale. In uno scenario di “inflazione energetica” è possibile resistere alla tempesta, con opzioni come concedere sussidi ai cittadini, usare i proventi delle tasse sul CO22 o far pagare tasse eccezionali alle società energetiche. Un passaggio alla modalità “insicurezza energetica” implica un cambiamento nei comportamenti, compreso un possibile rallentamento dell’abbandono pianificato da combustibili tradizionali come carbone, nucleare e gas. Per esempio, il governo tedesco si era opposto all’aggiunta dell’energia nucleare come combustibile di transizione nella tassonomia dell’UE, ma rapporti recenti suggeriscono che gli eventi Russia-Ucraina potrebbero averlo indotto a ripensarci.

Anche se alcuni paesi hanno già iniziato a riconsiderare il loro cammino verso la riduzione della dipendenza dal petrolio e dal gas russo... dovranno essere pragmatici al riguardo.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) ha recentemente indicato che l’UE potrebbe ridurre la sua dipendenza dai rifornimenti di gas russo di oltre un terzo in un anno. Tuttavia, fare un passo indietro rispetto al gas russo solleva domande rilevanti sull’esistenza di un’alternativa al gas per creare una base per la fornitura di energia elettrica - fino a quando le alternative di combustibili non fossili non saranno in grado di soddisfare la domanda.

Esportazioni di gas naturale della Russia per destinazione, 2020

(Fig. 2) L’Europa dipende fortemente dal gas russo

Esportazioni di gas naturale della Russia per destinazione, 2020

Al 13/12/2021.
Le percentuali possono non totalizzare 100 a causa degli arrotondamenti.
Fonte: Grafico della U.S. Energy Information Administration, basato su statistiche delle esportazione russe e statistiche di importazione dei paesi partner da Global Trade Tracker e su statistiche di consegna di Gazpro.

Nell’immediato, l’UE potrebbe aumentare l’utilizzo degli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto (LNG), oltre ad altre importazioni via gasdotto. Come già menzionato, un maggiore utilizzo dell’energia nucleare, incluso il prolungamento della vita delle centrali nucleari esistenti, rappresenta ugualmente un’opzione possibile per contribuire a ridurre la dipendenza dell’Europa dal gas russo. Un’altra opzione decisamente non-ESG sarebbe quella di tenere aperte più a lungo le centrali a carbone. La situazione dovrebbe essere estremamente grave perché l’UE segua questa strada, ma non è certo impossibile.

A lungo termine, i paesi dell’UE potrebbero prendere in considerazione l’elettrificazione generale del settore del riscaldamento e dei trasporti, misure di efficienza energetica e un aumento delle energie rinnovabili e dello stoccaggio. La IEA ha affermato che accelerare i miglioramenti dell’efficienza energetica negli edifici e nell’industria potrebbe ridurre l’uso di gas di quasi 2 miliardi di metri cubi in un anno.’

Ci saranno senza dubbio perturbazioni a breve termine, ma le prospettive a lungo termine per l’energia pulita sembrano più positive.

In definitiva, è probabile che il livello di sanzioni da parte delle società e degli investitori si intensifichi con il peggiorare della situazione. A ciò si aggiunge, da un punto di vista di integrazione dell’ESG, il potenziale effetto acceleratore che gli eventi potrebbero avere sulla transizione energetica dell’Europa. Potrebbero volerci ancora anni prima che ciò si verifichi. Ci saranno senza dubbio perturbazioni a breve termine, ma le prospettive a lungo termine per l’energia pulita sembrano più positive. Ridurre la dipendenza dell’UE dalla Russia - come attore principale nei mercati mondiali delle materie prime - non sarebbe un’impresa da poco. Tuttavia ci sono molteplici modi in cui l’Europa può diventare meno dipendente dalla Russia per il gas e altre materie prime. L’UE può certamente intensificare la crescita delle energie rinnovabili e di altre alternative non fossili, ma dovrà essere cauta nel modificare il ritmo dell’abbandono graduale dei combustibili tradizionali, fino a quando le energie rinnovabili, l’idrogeno e le tecnologie di stoccaggio non saranno disponibili in modo affidabile ed economico. Se il problema è cambiato, anche la soluzione deve cambiare.

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