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Agosto 2020 / MARKETS & ECONOMY

L'Europa frena il virus e vince sugli USA

Lockdown più aggressivi potrebbero "spingere" le performance nel breve periodo

Punti chiave

  • Sebbene la risposta fiscale degli Stati Uniti al coronavirus sia stata più ampia di quella europea, i lockdown nel Vecchio Continente sono stati più aggressivi e duraturi.
  • Le misure più severe dell'Europa colpiranno duramente l'economia, ma probabilmente si tradurranno in una ripresa più rapida della fiducia dei consumatori.
  • Se la fiducia dei consumatori in Europa si riprenderà rapidamente, è verosimile pensare che l'economia del Vecchio Continente uscirà dalla crisi più in fretta rispetto agli Stati Uniti.


Storicamente gli Stati Uniti sono sempre usciti dalle recessioni prima dell'Europa. Questa volta, però, potrebbe essere diverso. Anche se la risposta fiscale della Federal Reserve (Fed) alla pandemia è stata molto più ampia di quella della Banca Centrale Europea (BCE), i lockdown in Europa sono stati più aggressivi e duraturi e questo potrebbe da un lato sostenere l'euro e dall'altro lato permettere all'economia del Vecchio Continente di sovraperformare gli USA nel breve periodo.

Negli anni passati, le recessioni negli Stati Uniti sono state causate soprattutto da un accumulo di squilibri economici nelle fasi avanzate del ciclo. E gli interventi tempestivi e mirati da parte delle autorità monetarie e fiscali hanno sempre permesso all'America di riprendersi con rapidità. Per esempio, in risposta sia alla crisi del 1987 sia a quella del 2009, il Governo degli Stati Uniti ha ricapitalizzato rapidamente le banche. Inoltre, la flessibilità del mercato del lavoro americano ha aiutato a ricollocare i lavoratori nei settori in crescita, accelerando così la ripresa.

La crescita delle infezioni tra USA ed Europa

(Fig. 1) L'Europa sta beneficiando della maggiore aggressività dei lockdown

(Fig. 1) L'Europa sta beneficiando della maggiore aggressività dei lockdown

Dati al 20 luglio 2020.
Fonte: Johns Hopkins University/Haver Analytics.

L'Europa ha tradizionalmente adottato un approccio diverso. E sebbene la BCE sia intervenuta per contrastare gli shock, la sua aggressività non è mai stata paragonabile a quella della Fed. A questo si aggiunge poi che le misure fiscali adottate sono state applicate in modo non uniforme tra i diversi Paesi. E ancora, la maggiore rigidità del mercato del lavoro ha fatto sì che le imprese non assumessero dipendenti subito dopo la crisi, ritardando di fatto la ripresa. Dopo la crisi finanziaria globale del 2009, alcune lacune strutturali, come la debolezza del settore bancario, sono rimaste irrisolte per molto tempo. E questo ha rappresentato un ulteriore ostacolo.

La recessione da coronavirus è diversa dalle precedenti.

Questa volta è diverso

Questa recessione da coronavirus è diversa dalle precedenti. Il calo della produzione è stato causato da interventi normativi finalizzati al contenimento del virus, come lockdown e distanziamento sociale, che si sono uniti a un calo generalizzato della fiducia dei consumatori per la paura sia di ammalarsi sia di perdere il posto di lavoro. E se da un lato è vero che le politiche monetarie e fiscali sono sempre state usate proprio per mitigare questi timori, dall'altro lato è pur vero che nella situazione attuale potrebbero avere meno successo.

Per favorire una ripresa economica si dovrebbe fermare la diffusione del virus e quindi revocare i lockdown. Quando i consumatori saranno convinti di poter tornare al normale stile di vita pre Covid-19 con un rischio minimo di infezione, allora molto probabilmente assisteremo a un ripresa rapida non solo della domanda, ma anche dell'offerta. Il timing in questo caso è tutto: se i lockdown dovessero finire troppo presto si potrebbe innescare una seconda ondata di virus, che a sua volta andrebbe a intaccare la fiducia nella sanità pubblica e a deprimere la domanda dei consumatori per un lungo periodo di tempo. Se invece i lockdown dovessero essere revocati troppo tardi, il fallimento di un numero maggiore di imprese andrebbe a colpire gravemente l'offerta.

Le autorità negli Stati Uniti sembrano aver adottato il primo approccio. I lockdown in molti Stati sono terminati quando la crescita delle infezioni era ancora elevata, anche se in fase discendente. All'inizio non se ne aveva evidenza, ma ora sembra essere chiaro che è stata la revoca prematura dei lockdown a innescare una seconda ondata di focolai negli USA. Un'analisi delle prenotazioni nei ristoranti condotta da OpenTable mostra che esiste una relazione statisticamente significativa tra le prenotazioni 14 giorni prima del 18 giugno e la media mobile a sette giorni della crescita di infezioni nei giorni immediatamente successivi. Questo a testimoniare che molto probabilmente il nuovo aumento di casi positivi di coronavirus è stato causato dall'allentamento dei lockdown.

La strategia europea di un lockdown più aggressivo e prolungato comporta sacrifici.

La fiducia tra i consumatori dell'Eurozona

(Fig. 2) Ha registrato una forte ripresa da aprile

(Fig. 2) Ha registrato una forte ripresa da aprile

Dati al 30 giugno 2020.
Fonte: Eurostat e Università del Michigan/Haver Analytics.

I Paesi europei, invece, hanno adottato un approccio molto più cauto. I lockdown sono stati implementati a livello nazionale, le mascherine sono state rese obbligatorie, anche in pubblico, e i viaggi tra Stati, ma anche tra regioni della stessa nazione, sono stati vietati. I Paesi europei hanno anche atteso più a lungo per allentare le misure restrittive. Così, mentre negli Stati Uniti a giugno la crescita delle infezioni è ripresa con forza, in Europa è rimasta su livelli molto bassi.

Servono sacrifici

La strategia europea di un lockdown più aggressivo e prolungato richiede dei sacrifici. Nel breve periodo, l'economia sarà colpita duramente e molto probabilmente ci sarà una profonda recessione. Tuttavia, il mantenimento di una bassa crescita di nuove infezioni rafforza la credibilità dei governi europei. Questo fa crescere nei consumatori le aspettative di un ritorno sicuro allo stile di vita pre coronavirus, anche se le misure restrittive dovessero essere revocate con gradualità.

La fiducia dei consumatori è fondamentale. Come dice il proverbio: puoi condurre un cavallo all'acqua, ma non puoi farlo bere. Questo è anche il caso delle risposte "politiche" alla recessione da coronavirus: le autorità monetarie e fiscali possono guidare i consumatori, ma solo un ritorno della fiducia li farà bere. In questo caso l'approccio europeo sembra essere più efficace. Certo, tra marzo e aprile la fiducia dei consumatori nell'Eurozona è scesa più rapidamente rispetto agli Stati Uniti, ma nei mesi successivi si è ripresa altrettanto rapidamente. Prevediamo che questo modello sarà ancora più pronunciato a luglio, soprattutto considerando la differenza tra i nuovi casi di infezioni registrati di recente in USA e in Europa.

La maggiore efficacia delle misure di contenimento del virus adottate dall'Europa porterà l'economia del Vecchio Continente a sovraperformare quella americana nel breve periodo. A differenza del passato, questa volta la risposta della politica monetaria e fiscale dell'Europea è stata più forte e sta sostenendo la ripresa. Inoltre, a maggio le vendite al dettaglio tedesche erano già su livelli superiori a quelli di febbraio, pre coronavirus. Tutto ciò suggerisce che nei prossimi due mesi l'euro continuerà ad apprezzarsi contro il dollaro americano.

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