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Settembre 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Scelte difficili in tempi straordinari

La volatilità ritrovata va affrontata con un portafoglio più ampio e diversificato

Dopo aver raggiungo livelli da record, Wall Street ha cominciato a perdere terreno, trascinata al ribasso in particolare dai titoli tecnologici a grande capitalizzazione. A far scattare le vendite sono stati i diffusi timori tra gli investitori sulle valutazioni eccessive raggiunte dai mercati azionari. Tant'è che oggi ci si chiede se le azioni growth non siano arrivati al capolinea, soprattutto considerando la debolezza evidenziata dai FAANG1

Non è l'inizio della fine

Non crediamo che la recente volatilità implichi necessariamente lo scoppio di una potenziale bolla sui titoli growth. Allo stesso tempo, però, è pur vero che stiamo assistendo a un ribilanciamento delle posizioni in portafoglio, in particolare con riferimento a quelle azioni che negli ultimi mesi hanno guidato il rally dell'azionario.

Alla fine del primo semestre dell'anno, il mercato ha iniziato a riconoscere il giusto valore a quelle società su cui noi ci eravamo già posizionati all'inizio della crisi, ovvero quelle aziende che sarebbero uscite più forti dalla pandemia da coronavirus. Il risultato è stato un predominio assoluto dei titoli growth prima, durante e dopo la crisi, supportati da vendite, utili e flussi di cassa molto forti (vedere grafico).

La recente volatilità non implica necessariamente lo scoppio di un bolla dei titoli growth.

La biforcazione dei ritorni economici è figlia di diversi fattori, ma determinante è stato il contesto in cui viviamo, caratterizzato da stimoli monetari e da una nuova era tecnologica. A creare uno scenario insolito, poi, ci sono messi anche il rallentamento del normale ciclo di crescita e dell'inflazione, oltre alla possibilità di poter monetizzare l'innovazione tecnologica.

Investire nel growth nell'era della "dirsuption"

In un contesto di bassa crescita, l'accelerazione della disruption ha favorito soprattutto le aziende di successo

In un contesto di bassa crescita, l'accelerazione della disruption ha favorito soprattutto le aziende di successo

* Le variazioni cumulate rappresentano la differenza tra i valori all'1 giugno 2007 e al 30 giugno 2020.

Fonte: elaborazione T. Rowe su dati di FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati.

La recente volatilità non implica necessariamente lo scoppio di un bolla dei titoli growth.

I massicci stimoli monetari e fiscali hanno incoraggiato la propensione al rischio, con una particolare attenzione ai titoli growth, finiti sotto i riflettori anche per la crescita degli investimenti passivi (in linea con la più grande concentrazione dell'indice in azioni statunitensi dal 1999) e delle "scommesse" guidate da fattori come il "momentum". Un contesto che non è di aiuto né agli investitori fondamentali né in termini di ampiezza del portafoglio, ma è uno scenario che abbiamo già visto e gestito. 

Le valutazioni richiedono attenzione

In generale, le valutazioni non sono "tirate", ma in alcune aree hanno raggiunto livelli elevati. E se da un lato è vero che alla base del rally partito dai minimi di marzo ci sono delle buone ragioni, dall'altro lato è pur vero che nell'equazione del rischio le valutazioni vanno analizzate attentamente. Negli ultimi mesi, durante la crisi e successivamente in occasione del rally, abbiamo migliorato la strategia, non solo in aggregato, ma anche con riferimento a ogni singolo titolo.

Di conseguenza abbiamo ridotto le posizioni su molti dei vincitori assoluti della pandemia, in particolare su quei titoli le cui valutazioni erano cresciute tanto. Riteniamo che aziende come Amazon stiano ancora sotto-monetizzando i propri modelli di business a causa dei recenti programmi di investimento (compresi quelli volti ad aumentare la sostenibilità delle loro attività), mentre continuiamo a favorire Apple dato il nuovo ciclo di prodotti che verrà. 2

In questo momento siamo convinti che il nostro posizionamento sui titoli FAANG sia adeguato, con un sovrappeso che sotto la mia gestione (quasi otto anni) non è mai stato così basso. Al riguardo, vorrei sottolineare che i FAANG quest'anno non sono stati il motore principale della sovraperformance della strategia. Il successo nella selezione dei titoli è stato molto ampio e per la maggior parte figlio delle azioni al di fuori del settore tecnologico statunitense a grande capitalizzazione.

Per tutta l'estate abbiamo ruotato la strategia per gestire i rischi legati alle valutazioni. In molti casi abbiamo ridotto le posizioni per prendere profitto e poi reinvestire in titoli di alta qualità, soprattutto in aree cicliche in cui abbiamo identificato prodotti e realtà innovative che dovrebbero vedere un'accelerazione della redditività.

La recente volatilità non implica necessariamente lo scoppio di un bolla dei titoli growth.

Non si tratta di una rotazione verso il mondo "value", dato il ciclo economico sottostante ancora a bassa crescita e bassa inflazione, ma piuttosto di decisioni specifiche sui titoli che migliorano il rapporto rischio-rendimento del portafoglio. Così, abbiamo aumentato l'esposizione su determinate azioni in India, Europa e Giappone, pur mantenendo un sottopeso nell'equity statunitense.

Dispersione e ampiezza di rendimento

Riteniamo che l'attuale sell-off sia salutare e forse in qualche modo normale considerando la resilienza mostrata dal mercato.

Siamo fiduciosi sulle nostre prospettive a medio termine per l'economia globale, sui profitti societari e soprattutto sul miglioramento dei titoli presenti in portafoglio. Abbiamo dovuto lavorare sodo e adattarci a un anno particolarmente insolito, sempre con un obiettivo contrarian. Nelle prime fasi della crisi abbiamo ridotto i rischi, aumentando contestualmente l'esposizione sui titoli che erano ben posizionati per uscire dalla crisi come potenziali vincitori.

Durante la ripresa abbiamo poi inserito in portafoglio anche azioni cicliche di alta qualità, visto il sovraffollamento in alcuni segmenti growth. Questo a testimonianza delle scelte difficili che abbiamo dovuto prendere in un contesto economico che è cambiato rapidamente.

Stiamo pensando profondamente al mondo post coronavirus e a cosa potrebbe significare per i mercati e per gli investitori. In qualità di gestori growth dobbiamo essere vigili sull'evolversi della situazione, ma sempre mettendo i nostri clienti dalla parte giusta del cambiamento.

 

 

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