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Agosto 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Perché il Recovery Fund non è una panacea

La sfida principale è la sostenibilità del debito pubblico

Punti chiave

  • Il Recovery Fund da 750 miliardi di euro è una "mossa" storica che potrebbe aprire la strada all'integrazione fiscale dell'Unione Europea.
  • Le riforme macroeconomiche vincolate al fondo non saranno sufficienti a generare una crescita a lungo termine o a risolvere i problemi di debito degli Stati più poveri.
  • Per gli Stati dell'Europa meridionale, l'unico modo per alleggerire il pesante fardello del debito pubblico è attraverso una crescita economica di lungo periodo.


Il Recovery Fund da 750 miliardi di euro dell'Unione Europea (UE) è una "mossa" storica che potrebbe favorire l'integrazione fiscale dei Paesi UE - tuttavia, non esiste una formula magica per innescare una crescita di lungo termine o per azzerare il debito pubblico.

Con il "Next Generation EU" (NGEU), nato per aiutare i Paesi vittime del coronavirus, i 27 Paesi leader dell'Unione hanno raggiunto un accordo, inimmaginabile fino a ieri, che conferisce a Bruxelles il potere di prendere in prestito enormi somme di denaro dai mercati dei capitali per poi distribuirli agli Stati membri. Parliamo di 390 dei 750 miliardi di euro stanziati che saranno elargiti come sovvenzioni al fine di alleggerire il peso dei bilanci di alcuni governi. Gli aiuti finanziari saranno destinati agli Stati "più bisognosi" e per la prima volta nella storia l'obbligo di rimborso del prestito è condiviso da tutti.

Detto questo, le sovvenzioni non sono "gratuite", ma collegate a piani di ripresa nazionali preventivamente valutati dalla Commissione Europea sulla base di determinati criteri, tra cui il potenziale di crescita, la creazione di posti di lavoro e la resilienza economica. I pagamenti dei sussidi saranno dunque subordinati al raggiungimento di questi obiettivi. Di conseguenza gli aiuti potrebbero essere temporaneamente sospesi nel momento in cui anche un solo Stato membro ritenga che non si stiano perseguendo gli obiettivi imposti dall'accordo. L'ultima parola, comunque, spetta alla Commissione Europea.

La sostenibilità del debito è la sfida principale

Il rapporto debito/PIL di sei Paesi dell'Unione Europea

Il rapporto debito/PIL di sei Paesi dell'Unione Europea

Dati al 17 agosto 2020.

Fonte: Database AMECO della Commissione europea. I dati del 2020 e del 2021 sono delle proiezioni.

Questa volta è diverso

Il fatto che un accordo così rivoluzionario sia stato raggiunto dopo un solo round di negoziati è sorprendente - normalmente bisogna aspettare diversi vertici, conditi da dibattiti molto accesi. Perché questa volta è stato diverso? Innanzitutto perché i leader dell'UE hanno imparato qualcosa dal passato: decisioni ritardate possono spesso portare a soluzioni più costose. In secondo luogo, la Germania (che detiene attualmente la Presidenza UE) può far affidamento sulla sua Cancelliera Angela Merkel, dotata di buone capacità persuasive. E poi, i negoziati sul fondo Next Generation EU si sono svolti in concomitanza con le discussioni sul prossimo bilancio europeo e questo ha permesso a ogni Paese di ottenere delle "concessioni" da poter rivendicare poi come una vittoria politica.

L'uscita del Regno Unito dalla UE ha spostato i centri di potere politico dai Paesi settentrionali a quelli meridionali ...

Inoltre, va sottolineato che questo è stato uno dei primi grandi vertici UE senza la partecipazione del Regno Unito, la cui assenza ha spostato il potere politico dai Paesi dell'Europa settentrionale a quelli meridionali, rendendo più difficile per i cosiddetti "Frugali" - Svezia, Paesi Bassi, Austria e Danimarca - imporre rigidi vincoli di spesa alle politiche comunitarie.

Da un punto di vista politico-finanziario, il fondo Next Generation EU ha il suo perché. Il fatto che lo shock provocato dalla pandemia abbia avuto effetti, pressoché simmetrici, in Paesi con situazioni fiscali differenti fa pensare che una politica coordinata e omogenea sia la migliore risposta. Considerando poi che gli Stati appartengono a una stessa unione monetaria è logico virare verso una politica fiscale forte e sincronizzata in grado di sostenere l'economia di tutta la zona euro, limitando l'entità di futuri deficit fiscali attraverso un gettito più solido. La logica è ben chiara, soprattutto se si considera che i Paesi nordici, fiscalmente conservatori, sarebbero poi chiamati a soccorrere gli Stati del sud Europeo con futuri deficit insostenibili. Meglio quindi intervenire ora, prima che si raggiunga il "punto di rottura".

 

Non c'è una soluzione magica

Tuttavia, il fondo Next Generation EU non risolverà automaticamente i problemi strutturali dell'Unione Europea.

Sebbene le sovvenzioni del Recovery Fund siano collegate in linea di principio alle riforme macroeconomiche, non è chiaro se saranno sufficientemente ambiziose da aiutare i Paesi beneficiari a sviluppare un elevato potenziale di crescita nel lungo termine. Anzi, la loro rigorosa e ambiziosa attuazione potrebbe piuttosto peggiorare la situazione nel breve periodo.

Idealmente, i capitali verrebbero distribuiti oggi a patto che vi siano riforme credibili attuabili entro cinque anni. Sfortunatamente, è impossibile pensare che tutto ciò possa realmente avverarsi senza margini di rischio. A maggior ragione se consideriamo che per un governo oggi risulta particolarmente difficile imporre azioni da realizzarsi in futuro, ancor di più se i protagonisti sono le economie dell'Europa meridionale. Qui, le politiche macroeconomiche raramente hanno successo, perché l'unico modo per ridurre l'ingente debito pubblico è uscirne.

Non è chiaro se il fondo Next Generation EU sia abbastanza grande da sostenere la ripresa in caso di una seconda ondata della pandemia. Molte delle misure concordate sono viste dai leader della UE come un sostegno eccezionale, un aiuto "una tantum" ai Paesi più colpiti. La pandemia però, non è ancora finita e in alcuni Paesi si intravedono segnali di un secondo picco. Anche se riteniamo improbabile che si verifichino altri lockdown nazionali, a conti fatti non possiamo escluderlo. Di fronte a un simile scenario, i capitali messi a disposizione dal fondo Next Generation EU sono solo una goccia in un oceano rispetto a quanto sarebbe realmente necessario. Considerando poi che, in fin dei conti, si è trattato di un passo particolarmente audace per l'Unione Europea e che alcuni fondi sono già stati erogati, è da escludere un futuro remake del "Next Generation EU". 

La sostenibilità del debito resta la sfida più importante 

Nel complesso, il Recovery Fund crea un precedente in termini di integrazione fiscale che può aiutare a mitigare gli shock economici. Il fatto che chi riceve le sovvenzioni beneficia più di altri e ripaga meno è un importante passo avanti per la Comunità Europea. Ancorché i piani di ripresa collegati agli aiuti finanziari non sono ancora stati presentati, i Paesi meridionali devono comunque essere consapevoli che l'unico modo per sostenere l'onere del debito pubblico è rinforzare gli investimenti in grado di far lievitare la crescita di lungo periodo. Rimane invece aperta la sfida per la sostenibilità del debito pubblico a medio termine.

 

 

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