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Aprile 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Sarà la Cina a guidare la ripresa economica nel dopo coronavirus?

Sì, la Cina dovrebbe essere la prima economia a migliorare

La Cina guiderà la ripresa?

Sì, la pensiamo così. La Cina è stata la prima nazione a essere colpita dal coronavirus ed è il primo Paese a sottoporre il focolaio a un rigoroso controllo. Quindi sembra logico pensare che la Cina sarà anche il primo Paese in cui l'economia inizierà a migliorare e in cui la vita tornerà alla normalità. La solida risposta politica della Cina al coronavirus ha dato i suoi frutti. Da qui la possibile graduale ripresa dell'economia insieme a un ritorno a condizioni commerciali e sociali più normali.

Alcune scuole stanno riaprendo in aree ritenute a basso rischio, sebbene rimangano sotto stretto controllo, mentre la provincia di Jiangsu punta addirittura alla piena apertura di tutte le scuole e college. Inoltre, in diverse città, tra cui Shanghai, sono stati riaperti i musei, così come un certo numero di catene di ristoranti nazionali, in lockdown da fine gennaio. In breve, l'inverno del coronavirus sembra proprio che stia volgendo al termine, mentre si iniziano a vedere i primi segnali di primavera.

... in Cina, l'inverno del coronavirus sta giungendo a termine; si intravedono i primi segnali di primavera ...

I dati economici eccezionalmente deboli di gennaio e febbraio hanno rivelato gli ingenti costi economici a breve termine del lockdown e della quarantena, il che esclude una possibile ripresa a "V". Inoltre, la rapida diffusione del coronavirus in altri Paesi ha reso la recessione globale il nuovo scenario di base per il 2020. È probabile quindi che le prestazioni delle esportazioni cinesi si indeboliscano e che sarà la domanda interna a guidare la ripresa economica della Cina. Il rimbalzo a marzo oltre i 50 punti del Pmi (indice dei direttori di acquisto) manifatturiero e dei servizi è un segnale positivo, poiché testimonia un ritorno di fiducia delle imprese in Cina.

... i dati ad alta frequenza continuano a migliorare gradualmente. L'economia cinese sembra avviarsi verso la ripresa ...

Guardando alle ultime notizie sul numero di casi di coronavirus, dal 24 marzo in Cina sono stati segnalati solo tre nuovi casi; un dato molto incoraggiante. Si registrano circa 50 nuovi casi al giorno, un numero molto limitato; e intanto i cittadini cinesi fanno ritorno dall'estero. I severi controlli cinesi sull'immigrazione si stanno dimostrando efficaci nello screening e nella rilevazione delle infezioni da coronavirus, tant'è che non sono stati registrati "cluster" derivanti da casi di coronavirus importati. Per conservare questo importante risultato, agli stranieri è stato temporaneamente vietato l'ingresso in Cina. Agli inizi di aprile, la Cina aver superato il peggio. Ma bisogna essere cauti, poiché una seconda ondata non può ancora essere esclusa.

Cosa possono imparare gli alti Paesi dalla lezione della Cina?

Dopo una "defiance" iniziale, le autorità cinesi hanno preso rapidamente provvedimenti drammatici per prevenire la diffusione dell'epidemia oltre la provincia di Wuhan e Hubei. All'epoca c'era un'enorme incertezza sulla natura del nuovo coronavirus, incluso il metodo di trasmissione, la contagiosità e il tasso di mortalità. La mancanza di visibilità ha contribuito a convincere il governo a bloccare anche altre città e province oltre a Wuhan e Hubei. Le restrizioni ai viaggi e la quarantena sono arrivate a coprire quasi la metà di tutta la popolazione cinese.

Il periodo di lockdown è iniziato il 23 gennaio e 12 giorni dopo è stato raggiunto il picco, con le autorità cinesi che sono riuscite a fermare la diffusione del virus. Se Pechino non avesse seguito un approccio draconiano, il numero di casi di coronavirus sarebbe probabilmente stato molto più alto.

Nei luoghi in cui il coronavirus era nella fase iniziale della curva di diffusione, la politica di test approfonditi, tracciabilità e isolamento è stata efficace. È successo in Corea, Singapore, Hong Kong e Taiwan, con l'epidemia che è stata tenuta sotto controllo.

In Europa e negli Stati Uniti, dove l'epidemia di coronavirus ha attraversato il punto critico, è indispensabile appiattire la curva al fine di evitare il sovraccarico delle risorse mediche. Queste aree potrebbero dover adottare rigide politiche di allontanamento sociale anche a costi significativi per l'economia e la società. Una volta che i nuovi casi saranno portati a un livello sufficientemente basso, questi Paesi potranno riavviare gradualmente il sistema economico, smpre però mantenendo vive politiche di tracciamento e isolamento.

In gran parte dei Paesi in via di sviluppo non è ancora chiaro come potrebbe evolversi il coronavirus. Si spera che il virus possa colpirli meno intensamente, sia per le temperature più elevate sia per una popolazione più giovane. Tuttavia, è troppo presto per dirlo. La comunità mondiale dovrebbe sostenere quei Paesi che hanno meno risorse per combattere il coronavirus.

Una seconda lezione che ci arriva dalla Cina è che non è possibile attuare un lockdown o politiche simili senza creare un grosso danno all'economia. Di conseguenza i "blocchi" non sono sostenibili per periodi prolungati. In Cina, l'aspetto positivo è che i dati ad alta frequenza continuano a migliorare gradualmente. Così, dopo un arresto forzato di due mesi, "Pechino" sembra poter riavviare con successo la sua economia. Sorprendentemente, il riavvio delle fabbriche e la ripresa dell'attività economica nel settore produttivo non sono stati accompagnati da una seconda ondata di coronavirus.

Le catene di approvvigionamento globali stanno tornando online?

È ancora troppo presto per determinare l'impatto sulle catene di approvvigionamento globale delle restrizioni introdotte in molti Paesi. Nel caso della Cina, potremmo avere una migliore indicazione inizieremo a vedere dati economici più significativi, compresi alcuni numeri trimestrali. Secondo le indagini ufficiali, il tasso di ripresa della produzione delle grandi imprese industriali ha superato il 95% all'inizio di marzo. Non si può però dire lo stesso per le piccole e medie imprese (PMI), con un tasso di riapertura stimato intorno al 45%.

... Shenzhen ha riferito che a metà marzo le condizioni erano quasi tornate alla normalità.

Bisogna guardare a questi numeri con un po' di buon senso, anche perché probabilmente molte fabbriche continueranno a funzionare al di sotto della normale capacità. Un recente sondaggio pubblicato dall'Università di Pechino suggerisce che il tasso di ripresa complessivo per il settore industriale era di poco superiore al 60% all'inizio di marzo, proprio considerando il volume di lavoro inferiore al normale. L'attività di costruzione è un altro fattore importante da tenere sotto controllo, e i nostri contatti ci indicano un valore intorno al 40-50% dei livelli normali.

La principale conclusione che possiamo trarre dalle indagini e dai dati giornalieri ad alta frequenza, che poi è ciò che davvero conta per i nostri investimenti, è che molto probabilmente la Cina ha superato il peggio e che l'attività produttiva e commerciale delle grandi imprese stia gradualmente tornando alla normalità. E nel settore della logistica - vitale per le catene di approvvigionamento globali - Shenzhen ha riferito che le condizioni erano quasi tornate alla normalità a metà marzo.

I due punti dolenti da osservare a nostro avviso sono:

  1. Piccole e medie imprese cinesi. Sono ancora in difficoltà e sono una componente importante dell'economia cinese. È qui che saranno mirate le misure di stimolo e di sostegno finanziario.
  2. La diffusione del coronavirus a livello globale e l'impatto negativo che avrà sulla domanda globale e sulle esportazioni cinesi.

All'inizio della crisi del coronavirus in Cina, gli altri Paesi guardavano con preoccupazione soprattutto all'interruzione della catena di approvvigionamento. Ma ora il centro dell'attenzione si è spostato su un grave shock della domanda aggregata. Si prevede che nei prossimi trimestri la domanda da parte degli Stati Uniti e dell'Europa sarà molto inferiore a quanto inizialmente previsto; e questo innescherà una recessione a livello globale. Il nodo cruciale, ora, è capire se le politiche fiscali arriveranno in tempo per compensare parte dello shock derivante dai lockdown imposti in tanti Paesi e per ridurre la profondità e la durata della recessione.

Oltre ai livelli di produzione industriale in Cina, un altro indicatore importante che dobbiamo seguire è il settore dei servizi. Riteniamo che per l'industria dei servizi sarà più difficile riprendersi rapidamente. L'attività dei servizi generalmente coinvolge persone che necessitano del contatto umano. Ma, comprensibilmente, le persone hanno ancora paura del coronavirus e sono intenzionate a evitare gli assembrmenti. È difficile dire quanto tempo ci vorrà affinché i consumatori cinesi riacquistino la fiducia per fare acquisti, incontrarsi e socializzare. Sulla domanda di servizi potrebbe anche esserci un impatto persistente, un scia che si prolunghi nel tempo.

Tuttavia, c'è anche il rovescio positivo dell medaglia.

Pensiamo che l'allontanamento sociale e lo smart working accelereranno molte delle tendenze già in atto, come la crescita della penetrazione online, il commercio elettronico, la consegna di cibo, i supermercati (dato che le persone mangeranno meno al ristorante) e i servizi associati allo smart working, come il cloud. Con le scuole chiuse, gli insegnanti hanno svolto le lezioni online con milioni di alunni in tutta la Cina. Alcuni dei più avanzati progressi tecnologici del Paese sono stati impiegati nella lotta contro il coronavirus, come un algoritmo di intelligenza artificiale che analizza le scansioni CT in circa 20 secondi, più velocemente di qualsiasi medico. A Pechino sono stati usati veicoli autonomi per consegnare cibo e forniture essenziali alle unità residenziali sotto stretta quarantena. Tutte queste tendenze avranno un impatto positivo nel lungo termine sia per la Cina sia per gli altri Paesi.

Cosa sta succedendo al nostro portafoglio?

Abbiamo trovato la maggior parte delle opportunità in aree in cui il virus causato una interruzione della domanda nel breve periodo. Tr questi settori ci sono l'IT, il miglioramento della casa, il comparto automobilistico e l'abbigliamento sportivo. Sul rischio di una revisione degli utili nel breve termine, le azioni sono scivolate in borsa in scia con il mercato, ma ora riteniamo che ci siano le condizioni per una ripresa della domanda per diversi trimestri.

Ma stimo anche guardando agli impatti potenziali del coronavirus che non sono stati ancora prezzati dal mercato. Per esempio, il virus potrebbe favorire una rapida penetrazione dei "test" presso i cosiddetti "point of care", ovvero punti di assistenza del paziente. Inoltre, in alcune categorie di prodotti, l'interruzione dell'offerta prevista negli Stati Uniti e in Europa potrebbe contribuire ad accelerare la sostituzione interna.

Avevamo in portafoglio meno titoli legati ai viaggi o al catering di quanto avremmo avuto normalmente, in particolare quelli relativi ai viaggi internazionali. Diversamente dagli Stati Uniti e dall'UE, molti titoli cinesi nell'epicentro del coronavirus non sono diminuiti tanto quanto i loro coetanei d'oltremare. Pensiamo che queste aziende potrebbero impiegare più tempo di quanto molti si aspettino nel recuperare il terreno perduto.

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