Febbraio 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Il Coronavirus non è la SARS

La tentazione di paragonare le due epidemie è rischiosa

Punti essenziali

  • L’impatto potenziale del COVID-19 sull’economia cinese è stato paragonato a quello del virus della SARS del 2003.
  • Tuttavia, nel 2003 sull’economia cinese pesavano fattori che sono assenti oggi.
  • Riteniamo che il nostro approccio, che si basa sul calcolo dell’impatto sulla produzione delle giornate lavorative perse, fornisca una valutazione più accurata degli effetti economici del COVID-19.


Nell’intento di prevedere le implicazioni a lungo termine del COVID-19 (coronavirus), gli osservatori lo stanno paragonando frequentemente all’epidemia della sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2002-2003, che aveva avuto un drastico impatto sull’economia sia in Cina che nel resto del mondo. Ma l’epidemia di SARS del 2003 ha coinciso con un rallentamento della crescita del prodotto interno lordo globale, la guerra in Iraq e prezzi del petrolio più elevati. Ci chiediamo quindi se l’epidemia di SARS rappresenti un case study opportuno per cercare di capire i possibili effetti economici del COVID-19. E, se non lo è, quali sono i segnali che vanno analizzati?

Crescita del PIL cinese durante l’epidemia della SARS

(Fig. 1) A prima vista l’impatto del virus appare severo.

Crescita del PIL cinese durante l’epidemia della SARS

Analisi del 14/02/2020.
Fonte: National Bureau of Statistics.

La situazione attuale e quella della Cina nel 2003 presentano notevoli differenze.

- Chris Kushlis, Sovereign Analyst

L’epidemia di SARS ha provocato 8.098 casi di contagio e 774 decessi in 17 paesi. Sebbene i primi casi fossero emersi già nel novembre 2002, è solo nell’aprile 2003 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato l’emergenza sanitaria globale. Poco dopo, le autorità cinesi hanno annunciato la chiusura di tutte le scuole primarie e secondarie per due settimane e di tutte le sedi di eventi pubblici, come cinema e discoteche.

Sviluppi macroeconomici nel 2003

(Fig. 2) Calo della crescita e della produzione di petrolio.

Sviluppi macroeconomici nel 2003

Analisi del 14/02/2020.
Fonte: Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE).

Nell’aprile del 2003 sono state inoltre introdotte le prime misure di quarantena. Come mostra la Figura 1, ciò ha coinciso con una notevole riduzione della crescita del PIL nel 2° trimestre del 2003, nel quale il tasso di crescita su base trimestrale scese del 2,1% (dal 2,9% del 1° trimestre 2003 allo 0,8% del 2° trimestre 2003). Questa flessione fu trainata da un calo della crescita nei settori dei servizi e manifatturiero, in parte causato molto probabilmente dalle misure di contenimento prese dal governo cinese. Diversi osservatori, di conseguenza, ritengono che l’episodio della SARS rappresenti un ottimo case study dal quale poter estrapolare gli effetti del COVID-19.

Va notato, invece, che la situazione attuale e quella della Cina nel 2003 presentano notevoli differenze. Nel 2003 la Cina rappresentava soltanto il 5% dell’economia mondiale e non occupava ancora un posto centrale nelle catene di approvvigionamento globale, essendo entrata a far parte dell’ Organizzazione Mondiale del Commercio soltanto nel 2001. Più che una forza motrice dell’economia mondiale, la Cina era allora il paese su cui si riversavano le oscillazioni e gli shock provenienti dal resto del mondo.

Inoltre, nel 2003 si sono verificati due importanti sviluppi economici a livello mondiale (Figura 2): innanzitutto, agli inizi del 2003 la crescita delle economie del G7 (che all’epoca rappresentavano il 75% del PIL globale) stava rallentando; in secondo luogo, c’è stata l’invasione degli Stati Uniti in Iraq, che ha provocato una riduzione della produzione del petrolio globale di circa il 2%. Il rallentamento cinese del 2° trimestre del 2003 viene spesso interamente attribuito alla SARS, ma è possibile che questi due fattori a livello macro abbiano anch’essi svolto un ruolo?

Abbiamo utilizzato una semplice regressione lineare per determinare in che misura la crescita dei paesi industrializzati e i tassi di crescita dei prezzi reali del petrolio abbiano influenzato l’andamento del PIL cinese dal 1° trimestre 2001 al 4° trimestre 2007. Il residuo di questa regressione mostra l’impatto sulla crescita di fattori idiosincratici che si sono verificati nel periodo. La Figura 3 mostra il risultato di questa analisi. La linea grigia rappresenta le previsioni di crescita cinese in base ai fattori globali nel modello di regressione e suggerisce che questi avrebbero portato a una moderazione della crescita in Cina al di là dell’epidemia della SARS. La debolezza residua della crescita, che può essere attribuita a fattori specifici alla Cina in quel trimestre, è pari all’1%, di gran lunga inferiore all’effetto pari al 2,1% che può essere calcolato se si osservano semplicemente i tassi di crescita trimestrali.

La concomitanza tra rallentamento globale e incremento dei prezzi del petrolio reali indica che l’impatto della SARS è stato probabilmente fortemente sopravvalutato nei dati relativi al PIL cinese.

- Tomasz Wieladek, International Economist

Nel complesso, la concomitanza tra rallentamento globale e incremento dei prezzi del petrolio reali indica che l’impatto della SARS è stato probabilmente fortemente sopravvalutato nei dati relativi al PIL cinese. Riteniamo quindi che la SARS non rappresenti un buon case study per l’analisi delle potenziali conseguenze economiche del COVID-19 sulla crescita del PIL reale cinese.

L’impatto sul PIL cinese di fattori interni ed esterni.

(Fig. 3) La SARS ha avuto un impatto minore rispetto a quanto si pensasse.

L’impatto sul PIL cinese di fattori interni ed esterni.

Analisi del 14/02/2020.
Fonte: National Bureau of Statistics, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Analisi dei dati di T. Rowe Price. I risultati previsti dal modello di regressione (linea blu e linea grigia) rappresentano stime e non si riferiscono a risultati effettivi;

Ma se la SARS non offre spunti interessanti per valutare l’impatto economico del COVID-19, quali elementi dovrebbero analizzare gli investitori? Riteniamo che l’approccio più utile sia quello di quantificare gli effetti delle giornate lavorative perse sulla produzione complessiva. Stando alle nostre stime, le attuali misure imposte dal governo cinese fino ai primi di febbraio hanno condotto a otto giornate lavorative perse per tutto il paese. La perdita di una giornata lavorativa nel 1° trimestre porta ad approssimativamente 0,4% di perdita della produzione, il che significa che otto giornate lavorative perse si traducono attualmente in una riduzione della crescita trimestrale del 3,2%. Questo risultato è 50% più elevato dell’impatto sulla crescita del 2,1% misurato durante l’epidemia di SARS, e tre volte più elevato dell’impatto stimato dell’1% corretto per i fattori esterni. Questo dato potrebbe ancora crescere, tuttavia è notevolmente inferiore rispetto a quello che si ottiene estrapolando l’impatto economico basandosi sui casi di contagio in Cina che, a 78.000 ad oggi, sono 15 volte superiori ai 5.237 casi registrati in Cina durante la SARS.

Siamo convinti che esaminando la sensibilità della crescita ad ogni giornata lavorativa persa (0,4% del PIL), sia possibile ottenere una valutazione molto più corretta dell’impatto economico del COVID-19 rispetto a quella che potrebbe essere ricavata semplicemente moltiplicando in maniera arbitraria le conseguenze della SARS. Lo stesso metodo può essere applicato all’impatto del COVID-19 sulla crescita in altri paesi fortemente colpiti dal virus, come l’Italia.

Continueremo a monitorare dati ad elevata frequenza riguardanti gli spostamenti delle persone, l’inquinamento e il consumo di carbone nelle centrali elettriche. Questi dati ci permetteranno di valutare in maniera più accurata quanti giorni lavorativi siano stati effettivamente persi in tempo reale e, di conseguenza, quale potrebbe essere l’impatto economico, con un certo anticipo rispetto alla pubblicazione dei dati sull’economia reale a più lungo termine.

 

Da tenere d’occhio

Nelle prossime settimane monitoreremo da vicino gli sviluppi del COVID-19, aggiustando le nostre analisi sull’impatto probabile sull’economia in Cina e nel resto del mondo a mano a mano che arriveranno nuovi dati. In particolare, ci concentreremo sulle giornate lavorative perse, in modo da ottenere una migliore comprensione degli effetti potenziali del virus sul PIL cinese.

 

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