INVESTMENT INSIGHTS

Asset allocation globale: approfondimenti di gennaio

Yoram Lustig , Responsabile delle Soluzioni Multi-Asset, EMEA

Mercati globali non USA: great again?

Nel 2019 il mercato azionario statunitense ha continuato la sua corsa mettendo a segno una serie di sovraperformance con un guadagno di oltre il 31% a fronte del 21% del resto del mondo, stando agli indici S&P 500 Index e MSCI All Country World ex-US (in USD). Ma un dato ancora più sorprendente è rappresentato dal fatto che, negli ultimi dieci anni, il mercato statunitense ha battuto il resto del mondo di circa il 200%. Al di fuori degli Stati Uniti i mercati sono stati penalizzati dal decennio di crisi del debito europeo, da due recessione in Europa, da episodi di incertezze politiche a livello mondiale, tra cui la Brexit e, più di recente, dall’impatto della guerra commerciale. All’avvio del 2020, invece, il ridimensionamento delle tensioni commerciali e la stabilizzazione della crescita globale sostengono i mercati non statunitensi e rappresentano fattori potenzialmente favorevoli se si pensa alla natura più ciclica di queste economie.
 

Una recessione non più scontata

La pendenza della curva dei rendimenti statunitense ha raggiunto il suo livello più marcato dall’ottobre 2018, in un contesto in cui il venir meno dei timori sul fronte commerciale ha rafforzato ulteriormente la fiducia degli investitori nei confronti delle prospettive di crescita. Di fatto, le curve dei rendimenti di tutto il mondo stanno mostrando segni di nuovi irripidimenti dovuti al fatto che gli investitori cominciano a disfarsi degli asset a rendimento più basso per andare a caccia di attività più rischiose. Questo irripidimento rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla migrazione verso i mercati rifugio osservata ad agosto, che aveva spinto la curva dei rendimenti statunitensi a un punto di inversione, facendo presagire, stando all’interpretazione comune, una recessione futura. Sebbene le stime di consenso non prevedano un vero e proprio reflation trade in questa fase del ciclo, il maggior appetito degli investitori per i settori che beneficiano di tassi più elevati, come quello dei finanziari, si è accompagnato ad un incremento dei titoli protetti dall’inflazione. Ulteriori miglioramenti del clima di fiducia e della crescita potrebbero condurre a una continua revisione al rialzo delle aspettative di inflazione e dei tassi.
 

Fuori gli utili!

Nel 2019 le azioni statunitensi si sono lasciate alle spalle le turbolenze di fine 2018, con l’indice S&P 500 che ha chiuso l’anno vicino ai livelli record, in rialzo di oltre il 31%, sebbene il dato sia di appena il 12% se considerato su base annua negli ultimi due anni. Le azioni sono state sostenute dai passi avanti realizzati nell’ambito delle trattative commerciali e dall’aggiustamento di metà ciclo messo a segno dalla Federal Reserve. Queste ottime performance e la crescita stagnante degli utili hanno spinto il rapporto P/E dello S&P dal 14,4 al 18,2 nel corso dell’anno. All’inizio del 2020 i mercati saranno confrontati alla sfida di mantenere questo slancio in un contesto in cui il punto di partenza delle valutazioni è più elevato e la crescita degli utili non si è concretizzata.


 

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La performance passata non è un indicatore affidabile di risultati futuri.

Fonti: Standard & Poor’s, MSCI, Bloomberg Finance L.P. (si veda l’informativa aggiuntiva) e il fornitore di analisi e dati finanziari FactSet/ Copyright 2020 FactSet. Tutti i diritti riservati.

 

 

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