T. Rowe Price

Marzo 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Le 4 fasi della crisi del credito presentano rischi e opportunità

Alla ricerca di titoli promettenti, tra cui i “fallen angels”, nella fase tre

Punti essenziali

  • Anche in un contesto di crisi innescata da una pandemia riteniamo che si verificheranno le 4 fasi di crisi del credito già osservate durante le forti contrazioni passate.
  • Nella prima fase gli operatori di mercato valutano la portata dello shock. Nella seconda fase, alcuni investitori high yield vendono per recuperare liquidità.
  • Nella terza fase, i nostri gestori si mettono alla ricerca di titoli che potenzialmente genereranno rendimenti totali nella quarta fase, quella della netta ripresa del sentiment.


L’epidemia da coronavirus ha innescato una crisi economica che ha messo fortemente sotto pressione i mercati finanziari, compreso quello del credito. Le stime di crescita economica sono calate drasticamente per via della gravità degli impatti derivanti dal virus e delle concomitanti pressioni sui corsi petroliferi. Inoltre, nelle ultime settimane i mercati del reddito fisso sono andati incontro a forti criticità dal punto di vista della liquidità. Non è la prima crisi che i mercati subiscono e attraversano; tuttavia, questo rallentamento presenta una portata e una rapidità inedita.

Malgrado il carattere eccezionale dell’epidemia globale che ha innescato la crisi, riteniamo che i mercati del credito seguiranno le quattro grandi fasi della crisi fino alla ripresa, come nelle precedenti gravi contrazioni. Attualmente si registrano vendite indiscriminate nei mercati del credito dovute al fatto che gli investitori cercano di recuperare liquidità o di spostare le loro asset allocation verso esposizioni azionarie. Nei prossimi due anni, quando l’attività sul mercato del credito societario comincerà a stabilizzarsi, i nostri gestori di portafoglio potranno assumere, in maniera selettiva, rischi specifici allo scopo di generare potenzialmente solidi rendimenti totali. È un contesto che può essere considerato ideale per i gestori attivi nel credito, che possono cercare di individuare titoli solidi che presentano anomalie di prezzo, mentre i fondi passivi potrebbero essere costretti a vendere a prezzi non interessanti.
 

Fase uno: valutare la portata dello shock

Nella prima fase di una crisi del credito gli operatori di mercato valutano la portata dello shock e vendono titoli societari in maniera grossomodo proporzionale al rischio percepito. Sebbene ci sia ancora molta incertezza circa l’evoluzione e l’impatto definitivi della pandemia da coronavirus, gli spread creditizi1 dell’indice J.P. Morgan Global High Yield si sono ampliati di oltre 700 punti base2 dall’inizio dell’anno al 20 marzo, a mano a mano che gli investitori hanno prezzato una recessione globale.

La decisione dell’Arabia Saudita ai primi di marzo di ridurre i prezzi del petrolio e di accrescere la produzione ha innescato una correzione ancora più netta dei titoli societari connessi all’energia. Gli emittenti connessi al settore dell’energia rappresentano circa il 15% dei benchmark high yield statunitensi. Gli spread energetici si sono ampliati di circa 300 punti base nella sola giornata del 9 marzo, il primo giorno di negoziazioni dopo l’annuncio dell’Arabia Saudita, e il 20 marzo superavano i 2 300 punti base.
 

Fase due: gestire la liquidità

Nella seconda fase di una crisi del credito alcuni investitori in portafogli high yield chiudono le loro posizioni per recuperare liquidità, e ciò può rafforzare la pressione alla vendita della prima fase. T. Rowe Price gestisce i propri portafogli high yield (e tutte le strategie a reddito fisso) in modo da avere una riserva di liquidità e un’esposizione minima agli asset non liquidi come il debito privato. Ciò dovrebbe permettere ai nostri gestori di soddisfare la domanda di liquidità senza dover chiudere posizioni che potrebbero rappresentare partecipazioni interessanti nel lungo periodo. Realizziamo periodicamente degli stress test sui nostri portafogli allo scopo di simulare condizioni di forti contrazioni e determinare così le dimensioni delle riserve di liquidità.
 

Fase tre: ricercare opportunità di lungo periodo

Nella terza fase i gestori di T. Rowe Price si mettono al lavoro per individuare posizioni che presentano possibilità di generare rendimenti totali di lungo periodo interessanti. I gestori collaborano a stretto contatto con i team di analisti del credito globale, specializzati per settore, allo scopo di trovare titoli con anomalie di prezzo che non rispecchiano i fondamentali.

Questa crisi potrebbe fornire opportunità in particolare nel settore energetico, scosso dal duplice “cigno nero” dell’epidemia da coronavirus e della decisione dell’Arabia Saudita di aumentare l’offerta di petrolio in un contesto in cui il virus ha ridotto la domanda. Se da una parte prevediamo diversi default e ristrutturazioni delle società energetiche più deboli, dall’altra ci aspettiamo anche un’ondata di “fallen angels”, ossia titoli che vengono declassati dalla categoria investment grade all’universo high yield. Gli investitori istituzionali che possono detenere soltanto debito con rating investment grade saranno costretti a rivendere i titoli, creando potenzialmente opportunità interessanti per gli investitori che si focalizzano sull’universo non-investment grade. In T. Rowe Price, i nostri analisti del credito specializzati nel settore energetico collaborano con i loro omologhi dell’azionario per valutare opportunità di rendimento totale nei prossimi anni.
 

Fase quattro: netto calo degli spread

La quarta fase di una crisi del credito - il momento in cui gli spread cominciano improvvisamente a ridursi a fronte del miglioramento del clima di fiducia - è la più difficile da prevedere. Dato che è praticamente impossibile stabilire il momento esatto in cui il sentiment raggiunge il minimo e comincia a riprendersi e gli spread iniziano a ridursi, il nostro obiettivo è quello di individuare le opportunità durante la fase tre, quando i mercati presentano ancora anomalie. Ciò detto, l’esperienza passata ci mostra che nei momenti in cui gli spread high yield hanno raggiunto 800 punti base gli investitori sono stati ricompensati nei successivi 12-24 mesi. In un contesto in cui il 20 marzo gli spread hanno superato i 1000 punti base, è possibile che l’asset classe sia ben posizionata nel medio lungo periodo3.

Si dice spesso che gli operatori dei mercati high yield si dividano in “turisti” e “residenti stabili”. I turisti sono gli operatori che hanno la flessibilità di investire in una vasta gamma di asset class e, in molti casi, non sono specializzati nell’analisi del mercato e degli emittenti non-investment grade. D’altra parte, i “residenti stabili” sono investitori specializzati nell’high yield in grado di individuare anomalie di prezzo. Nel settore high yield una correzione della portata di quella osservata a causa del coronavirus e dello shock di offerta petrolifera spaventa spesso i turisti facendoli di uscire dal mercato e creando potenzialmente delle opportunità di lungo periodo interessanti per i residenti stabili.


Dove puntare i riflettori adesso?


In un contesto in cui le banche centrali hanno messo in atto diverse misure volte a risolvere i problemi di liquidità, monitoriamo gli sforzi a livello mondiale che mirano a incrementare gli stimoli fiscali per controbilanciare gli effetti economici della pandemia da coronavirus. I governi di tutto il mondo stanno operando per giungere all’approvazione di programmi di stimoli fiscali più energici, ma questioni politiche potrebbero ritardare il processo e innescare maggiore volatilità sui mercati.

 

Informazioni importanti

Il materiale ha solo scopo informativo e/o di marketing e non è un consiglio o una raccomandazione di investimento. Consigliamo ai potenziali investiori di richiedere una consulenza legale, finanziaria e fiscale indipendente prima di assumere qualsiasi decisione di investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Il valore di un investimento puó oscillare e gli investitori potrebbero non ottenere l'intero importo investito.

Il materiale non è stato verificato da alcuna autorita di vigilanza in alcuna giurisdizione.

Informazioni e opinioni sono ottenute/ tratte da fonti ritenute affidabili ma non garantiamo completezza ed esaustivitá, né che eventuali previsioni si concretizzino. I pareri contenuti sono soggetti a cambiamento senza preavviso e possono differire da altre società del gruppo T. Rowe Price.

È vietata la diffusione, in qualsiasi forma, della pubblicazione e/o dei suoi contenuti. Il materiale è destinato all’uso esclusivo in Italia. Vietata la distribuzione retail.

Articolo precedente

Marzo 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Vi preghiamo di rimanere seduti, stiamo attraversando una zona di turbolenza
Prossimo Articolo

Marzo 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

L'impatto di una recessione sui mercati obbligazionari
202003‑1129270

Marzo 2020 / VIDEO

Una crisi del credito in quattro fasi: a...

Una crisi del credito in quattro fasi: a che punto siamo adesso

Una crisi del credito in quattro fasi: a...

È arrivato il momento di entrare nella fase tre.

Mark Vaselkiv

Mark Vaselkiv Chief Investment Officer, Fixed Income

Marzo 2020 / INVESTMENT INSIGHTS

Recessione 2020: profonda ma breve

Recessione 2020: profonda ma breve

Recessione 2020: profonda ma breve

Il tracciato dello shock da Covid-19

Alan Levenson

Alan Levenson Chief Economist

Stai per uscire dal sito web di T. Rowe Price

T. Rowe Price non è responsabile per il contenuto di siti esterni, inclusi i dati di performance ivi contenuti. I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri.