INVESTMENT INSIGHTS

È tempo di rivedere le esposizioni ai mercati emergenti

Ernest Yeung , Portfolio Manager

Punti essenziali

  • Molti mercati emergenti (EM) sono nelle fasi iniziali della ripresa economica, il che dovrebbe comportare un premio di crescita superiore alla media rispetto ai mercati sviluppati.
  • I paesi emergenti si sono evoluti: l'influenza dell'energia e di altre commodity si è ridotta, l'inflazione è relativamente sotto controllo e la spesa in conto capitale risulta più disciplinata.
  • Oggi c'è una differenza più ampia fra i titoli della regione dipendenti dalle rispettive economie locali e quelli che sono invece legati alla crescita globale.
  • Siamo convinti che un'allocazione nel segmento value dei mercati emergenti possa migliorare la diversificazione, incrementare i rendimenti ponderati per il rischio e offrire un'esposizione efficace al differenziale di crescita positivo.

Considerando la volatilità del 2018 nei mercati emergenti e l'impatto che ha avuto sulla performance relativa a lungo termine, è in parte comprensibile che l'esposizione degli investitori istituzionali a questa classe di attivi sia vicina ai livelli più bassi degli ultimi anni. Tuttavia, l'evoluzione e il cambiamento che hanno coinvolto la regione negli anni recenti potrebbero risultare sorprendenti, soprattutto se si valutano i potenziali vantaggi di una maggiore esposizione ai paesi emergenti nei portafogli complessivi.

 

Dal nostro punto di vista, l'azionario emergente oggi è un universo di opportunità più ampio e dinamico di quanto pensi la maggioranza degli investitori. In un dibattito recente con Ernest Yeung, portfolio manager della strategia Emerging Markets Discovery Equity, e Lowell Yura, responsabile della divisione Multi‑Asset Solutions, Nord America, abbiamo posto questa domanda: è il momento giusto per rivedere le esposizioni ai mercati emergenti?


D: Qual è il tuo punto di vista sulle prospettive dell'azionario emergente?

Ernest Yeung: Dieci anni fa, i mercati emergenti erano considerati molto volatili e strettamente legati alle commodity. Negli ultimi dieci anni, però, la correlazione dell'asset class con le commodity si è ridotta drasticamente, dato che la composizione del ventaglio di opportunità per paese è cambiata in modo profondo e continua a evolversi.
 

Basti pensare che vent'anni fa, la Malesia era il paese di maggiori dimensioni nell'indice Morgan Stanley Capital International (MSCI) Emerging Markets; oggi la Cina ha acquisito un peso decisamente maggiore, con i tanti investitori che vedono opportunità nel paese, mentre l'interesse per la Malesia è relativamente scarso, anche se stiamo individuando opportunità di investimento interessanti in questo mercato al momento. È un esempio di quanto sia dinamico il panorama emergente e di come sia cambiata la composizione nel corso degli anni.

A nostro avviso, stiamo attraversando le fasi iniziali o intermedie di un ciclo dei mercati emergenti.
- Ernest Yeung Portfolio Manager, Emerging Markets Discovery Equity Strategy

(Fig. 1) Il ventaglio di opportunità EM è cambiato radicalmente

Esposizioni selezionate per paese all'interno dell'indice MSCI Emerging Markets
Dal 31 dicembre 1988 fino al 31 marzo 2019

Fig. 1 Il ventaglio di opportunità EM è cambiato radicalmente

 

Fonti: Credit Suisse (cfr. Informativa aggiuntiva), FactSet (cfr. Informativa aggiuntiva), MSCI (cfr. Informativa aggiuntiva).
 

A nostro avviso, stiamo attraversando le fasi iniziali o intermedie di un ciclo dei mercati emergenti. La maggioranza degli investitori percepisce i mercati emergenti come un'area attraente, ma in passato la regione ha subito un crollo circa ogni dieci anni: chi ha investito negli anni numero otto e numero nove, potrebbe avere un problema. Per questo è molto importante farsi un'idea del punto in cui potremmo trovarci in questo ciclo decennale.

 

A tal fine, consideriamo il differenziale di PIL fra i mercati emergenti e quelli sviluppati. I primi hanno toccato il fondo dell'attività economica nel primo trimestre del 2016, pertanto la fase di rialzo del ciclo fondamentale è iniziata solo due anni e mezzo fa: questo mi rende fiducioso nella possibilità dei mercati emergenti di continuare a recuperare, tanto più che i venti a favore non sembrano destinati ad attenuarsi nel breve termine.


D: Quali sono secondo te le idee più sbagliate che hanno gli investitori riguardo alle azioni dei mercati emergenti?

Ernest Yeung: Molti investitori non si rendono conto che il rapporto fra spesa di capitale (capex) e fatturato delle società della regione emergente in realtà è il più basso da 15 anni. Una spesa modesta da parte delle aziende fa pensare che nell'asset class non ci sia un eccesso dei cosiddetti "spiriti animali". Le società oggi agiscono in modo molto razionale e disciplinato, e questi sono segnali di una mentalità da inizio-metà ciclo. È opportuno preoccuparsi quando si rileva una crescita sfrenata nelle battute finali di un ciclo economico, ma non è questo il caso nei mercati emergenti al momento. Le aziende e i governi stanno stringendo i cordoni della borsa, impiegando il capitale con rigore ed efficienza.
 

Questa disciplina è evidente anche nelle politiche monetarie più ragionevoli, che hanno determinato un calo dell'inflazione fino quasi ai minimi record e tassi di interesse relativamente alti.


(Fig. 2) Le aziende dei paesi emergenti stanno adottando un approccio disciplinato alla spesa in conto capitale

Rapporto fra spesa di capitale e fatturato delle società presenti negli indici EM
Dal 31 dicembre 2008 fino al 31 marzo 2019

 

Fig. 2 Le aziende dei paesi emergenti stanno adottando un approccio disciplinato alla spesa in conto capitale

 

Fonti: FactSet (cfr. Informativa aggiuntiva), MSCI (cfr. Informativa aggiuntiva).

A livello macro, esiste ancora la possibilità di ottenere diversificazione, sul piano economico e dei tassi di interesse, fra i mercati emergenti e sviluppati.
- Lowell Yura Head of Multi-Asset Solutions, North America
D: Quali sono le implicazioni di una spesa in conto capitale modesta per le economie e le azioni dei mercati emergenti?

Ernest Yeung: Oggi, quando incontriamo i dirigenti delle aziende della regione emergente, ci dicono che hanno effettuato pochi investimenti fissi negli ultimi anni, anzi, in molti casi la spesa in conto capitale è stata inferiore a deprezzamento e ammortamento: in altre parole, le società spendono meno di quanto sarebbe considerato un normale livello di mantenimento.
 

Nei loro piani, gli investimenti dovrebbero aumentare nel prossimo futuro. Questo è un segnale molto forte a sostegno di un circolo virtuoso per l'asset class: la spesa di capitale dovrebbe generare infatti maggiori remunerazioni e potrebbe creare posti di lavoro, con ricadute positive sui salari e i redditi dei consumatori, e quindi sulle economie emergenti.
 

Infine, le società dovranno prendere prestiti per investire e questo, a nostro avviso, darà il via a un ciclo di credito favorevole. La mia conclusione, quindi, è che siamo ancora alle fasi iniziali di questo ciclo economico, pertanto resto molto ottimista per il futuro.


D: Lowell, qual è secondo te il modo migliore per gli investitori di attingere ai vantaggi di queste economie in via di sviluppo?

Lowell Yura: A livello macro, esiste ancora la possibilità di ottenere diversificazione, sul piano economico e dei tassi di interesse, fra i mercati emergenti e sviluppati. Detto questo, chi investe negli emergenti deve guardare a livello di paese e di settore e osservare come sono costruiti i principali indici azionari della regione, per posizionarsi in modo da raggiungere una diversificazione adeguata e avere esposizione ai tassi di crescita più alti.
 

I pesi relativi del settore tecnologico e di quello finanziario nei vari indici EM sono una prova dell'importanza di questa analisi della costruzione degli indici e delle esposizioni sottostanti. Per esempio, la tecnologia rappresenta circa il 20% dell'indice MSCI Emerging Markets Growth, ma solo il 10% del MSCI Emerging Markets Value. Molte delle più grandi aziende tecnologiche presenti in questi indici sono esposte all'economia globale, piuttosto che alla crescita delle rispettive aree della regione emergente.
 

D'altro canto, le società finanziarie possono essere molto legate alle economie locali, in quanto solitamente erogano prestiti alle aziende attive all'interno di quei paesi. Con il graduale progresso delle economie locali, l'attività di prestito tende ad aumentare, come pure la redditività, e i finanziari in genere sono diretti beneficiari di queste tendenze. Le azioni finanziarie costituiscono soltanto il 12% dell'indice MSCI Emerging Markets Growth, il 25% dell'indice generale MSCI Emerging Markets e poco più del 33% del MSCI Emerging Markets Value. Anche se il 33% costituisce una concentrazione elevata, è un modo di pensare alla diversificazione EM e ai vantaggi di un'allocazione value dedicata.


(Fig. 3) Il gap di crescita fra mercati sviluppati ed emergenti potrebbe ampliarsi

Crescita del prodotto interno lordo reale
Dato effettivo: dal 31 dicembre 1980 al 31 dicembre 2018
Proiezione: dal 31 dicembre 2018 al 31 dicembre 2022

 

Fig. 3 Il gap di crescita fra mercati sviluppati ed emergenti potrebbe ampliarsi

Fonti: Ufficio nazionale di statistica cinese, Servizio di statistica statale federale, Instituto Brasileiro de Geografia e Estatistica, Banca centrale europea, Banca del Giappone, FMI, Haver Analytics. Calcoli di T. Rowe Price su dati forniti da FactSet Research Systems Inc. Tutti i diritti riservati.


D: Come dovrebbero riflettersi questi fattori nell'asset allocation strategica e nella costruzione del portafoglio?

Lowell Yura: Per rispondere a questa domanda, osserviamo le performance attive e mediane di tutti i gestori nei peer group core, value e growth ME di eVestment Alliance. Guardando al periodo di 15 anni fino al 31 dicembre  2018, quale allocazione fra queste tre tipologie di manager avrebbe potuto generare l'information ratio più alto con il tracking error più basso?
 

La nostra analisi ha evidenziato che il tracking error mediano più basso in quel periodo di 15 anni spetta al peer group EM core, come del resto era prevedibile, visto che l'indice replicato era quello generale, MSCI Emerging Markets. Chi perseguiva l'obiettivo di incrementare il tracking error e l'extra rendimento, inizialmente avrebbe dato preferenza ai gestori value a scapito di quelli core, ma coloro che aspiravano a un tracking error ancora più alto, a un certo punto avrebbero iniziato a orientarsi verso i gestori growth.
 

L'aspetto interessante del nostro studio di ottimizzazione è che questa esposizione growth non è stata ottenuta a spese della componente value, ma sempre di più a spese di quella core. Anzi, nei 15 anni fino al 31 dicembre 2018, il portafoglio con l'information ratio potenzialmente più alto avrebbe ripartito l'allocazione fra core al 70%, growth allo 0% e value al 30%.

 

(Fig. 4) L'orientamento al valore può creare un portafoglio EM più efficiente

Composizione di un portafoglio efficiente di mercati emergenti di frontiera a diversi livelli di tracking error* Periodo di 15 anni fino al 31 dicembre 2018

 

Fig. 4 L'orientamento al valore può creare un portafoglio EM più efficiente

Fonti: T. Rowe Price, eVestment Alliance, LLC. Analisi dei dati svolta da T. Rowe Price.

*I valori si riferiscono alla performance lorda. L'extra rendimento mediano è stato calcolato a fronte dell'indice MSCI Emerging Markets. I portafogli ipotetici sono stati ribilanciati mensilmente. Il mix di portafoglio rappresenta le strategie azionarie attive nell'ambito del database eVestment Alliance, ripartite fra le sottocategorie dei mercati emergenti in base allo stile di investimento dei gestori (core, growth o value). Si rimanda all'appendice per maggiori informazioni sulla metodologia.


Nel nostro ruolo di allocatori di risorse, siamo istintivamente scettici e ci fidiamo molto poco delle performance storiche, conoscendo le tante distorsioni in gioco. Abbiamo osservato quindi questa analisi attraverso diversi filtri (ad esempio usando metodi statistici e di ricampionamento per eliminare i bias fattoriali e quelli relativi ai periodi di tempo), rilevando schemi di risultati simili.

D: Da cosa è dipeso questo fenomeno?

Lowell Yura: In termini storici, c'è stata una correlazione strutturalmente più alta dell'extra rendimento fra i gestori core e growh, che non tra quelli core e value. Nel periodo di 15 anni fino al 31 dicembre 2018, per esempio, abbiamo riscontrato una correlazione mediana dell'extra performance tra i peer group growth e core di eVestment pari a 0,82, a fronte dello 0,55 rilevato fra i gruppi core e value. L'analisi di questo e di altri fattori ci dice che i gestori core spesso hanno avuto un marcato orientamento alla crescita, da cui sono derivati sbilanciamenti strutturali per la cui assunzione gli investitori non sono stati remunerati.
 

Sul fronte value, si nota uno scenario molto più ciclico e ci siamo avvicinati ai minimi storici di correlazione fra i peer group value e core, in ambito EM, verso la fine del 2018, il che fa pensare che quello attuale potrebbe essere un buon momento per cercare di incrementare la diversificazione con titoli EM value.


D: Gli investitori istituzionali stanno rivalutando le dimensioni e le modalità di implementazione delle esposizioni ai mercati emergenti?

Lowell Yura: Sì. Diversi investitori istituzionali con cui siamo in contatto stanno ripensando le allocazioni EM. In molti casi in cui l'implementazione avviene attraverso strategie EM core, i nostri strumenti diagnostici proprietari hanno rilevato un forte bias verso la crescita che impone di prendere in considerazione lo spostamento di parte dell'allocazione EM core del cliente verso una strategia di azioni EM value.
 

In base ai risultati storici riportati nella figura 6, se gli investitori avessero eliminato completamente la componente core EM e ripartito le allocazioni equamente fra titoli EM growth e value, avrebbero potuto in teoria ottenere un beta neutrale, ossia nessuna esposizione aggiuntiva al rischio di mercato, generando un extra rendimento maggiore nei 15 anni fino al 31 dicembre  2018. Questi dati storici indicano che se gli investitori avessero spostato solo il 30% dell'esposizione dedicata dai titoli EM core a quelli value, avrebbero comunque potuto conseguire un extra rendimento e un information ratio più alti. La storia dunque suggerisce che, introducendo un'allocazione dedicata ai titoli EM value, gli investitori possono riuscire a incrementare la performance in misura significativa senza assumere rischi nettamente maggiori.



(Fig. 5) La correlazione fra EM value ed EM core è vicina a un minimo storico

Correlazioni mobili dell'extra rendimento su tre anni fra peer group eVestment*
Periodo di 15 anni fino al 31 dicembre 2018
 

Fig. 5 La correlazione fra EM value ed EM core è vicina a un minimo storico

Fonti: T. Rowe Price; eVestment Alliance, LLC, FactSet (cfr. Informativa aggiuntiva) e MSCI (cfr. Informativa aggiuntiva). Analisi dei dati svolta da T. Rowe Price.

*Extra rendimento rispetto all'indice MSCI Emerging Markets



(Fig. 6) Un'allocazione dedicata nella componente EM value avrebbe migliorato la performance del portafoglio

Risultati ipotetici di portafogli misti rispetto all'indice MSCI EM*
Periodo di 15 anni fino al 31 dicembre 2018

 

Fig. 6 Un'allocazione dedicata nella componente EM value avrebbe migliorato la performance del portafoglio

Fonti: T. Rowe Price, eVestment Alliance, LLC. Analisi dei dati svolta da T. Rowe Price.

*Extra rendimento mediano calcolato a fronte dell'indice MSCI Emerging Markets. I portafogli ipotetici sono stati ribilanciati mensilmente. I valori si riferiscono alle performance lorde, che sarebbero inferiori dopo la deduzione delle commissioni applicabili. I portafogli misti rappresentano le strategie azionarie attive nell'ambito del database eVestment Alliance, ripartite fra le sottocategorie dei mercati emergenti in base allo stile di investimento dei gestori (core, growth o value). Si rimanda all'appendice per informazioni importanti relative ai portafogli ipotetici e alla metodologia.


D: Ernest, da investitore al momento dove noti un livello di valore attraente nei mercati emergenti?

Ernest Yeung: Attualmente in questa regione sono concentrato sulle opportunità che definirei come appartenenti alla "old economy". Sono in molti a non capire che questa sottocategoria presenta quotazioni nettamente scontate in termini storici. Al 31 marzo 2019, il rapporto prezzo/valore contabile nel segmento "old economy" era sostanzialmente in linea con il minimo del 2015, il punto più basso della crisi finanziaria globale e quello della crisi asiatica di quasi 20 anni fa. Non credo che oggi si possa trovare un'altra asset class che appare così a buon mercato in confronto ai rispettivi minimi di valutazione precedenti.

Nel contempo, molte di queste aziende beneficiano di livelli di free cash flow positivi, vicini ai massimi storici su 10 anni. Se ne deduce che i fondamentali sono migliorati e queste società stanno generando un'ampia liquidità. Peraltro, sebbene l'espressione "old economy" faccia subito pensare a una leva molto alta e bilanci disastrati, queste aziende stanno creando così tante disponibilità liquide che non hanno bisogno di prendere prestiti massicci per gli investimenti futuri, e anzi stanno riducendo l'indebitamento nei rispettivi bilanci.
 

Crediamo di essere ben posizionati per trarre vantaggio da queste anomalie di valutazione. Se osserviamo i multipli prezzo/valore contabile dei mercati emergenti per settore, le aree quotate ai minimi ventennali includono, a nostro avviso, alcune delle migliori compagnie assicurative, società di beni strumentali e aziende industriali. La mia battaglia quotidiana è distillare tutte queste opportunità interessanti in un portafoglio di 60 azioni di idee effettivamente investibili.


D: Perché pensi che queste opportunità di investimento così appetibili siano  trascurate?

Ernest Yeung: Facendo un sondaggio nell'universo di investitori attivi nei mercati emergenti, si riscontra che oltre l'80% delle masse in gestione al momento è investito in strategie core e growth, mentre queste opportunità orientate al valore assorbono capitali molto esigui. L'universo value di cui stiamo parlando comprende per lo più fondi quantitativi, quindi gli stock picker fondamentali sono una minoranza, fra i gestori presenti in quest'area. Dal nostro punto di vista, ciò spiega il motivo per cui sono così numerose le azioni dei segmenti della vecchia economia scambiate a multipli vicini ai  minimi degli ultimi 20 anni.

Vediamo la possibilità di cogliere la crescita in altre aree dei mercati emergenti e stiamo cercando di offrire ai clienti un'esposizione differente.
- Ernest Yeung Portfolio Manager, Emerging Markets Discovery Equity Strategy

D: Ernest, ci puoi parlare della tua scoperta di opportunità di investimento, al di là di Tencent e Alibaba?

Ernest Yeung: Non siamo investiti né in Tencent, né in Alibaba. E non abbiamo in portafoglio neanche Taiwan Semiconductor. Non voglio dire che siano cattive azioni, anzi le considero ottime società, ma non abbiamo bisogno di metterle in portafoglio. Vediamo la possibilità di cogliere la crescita in altre aree dei mercati emergenti e stiamo cercando di offrire ai clienti un'esposizione  differente.
 

Per esempio, considerate la tesi di investimento a lungo termine per l'economia nazionale del Sudafrica. La regione è ricca di risorse e il paese, demograficamente giovane, a nostro parere ospita alcune delle società meglio gestite dei mercati emergenti. In molti casi, i team dirigenti hanno attraversato molteplici cicli di mercato e sanno come gestire le rispettive aziende durante le fasi di volatilità.
 

Dopo aver toccato il picco nel 2010, il Sudafrica ha vissuto otto anni di rallentamento economico dovuto alla corruzione e al crollo della fiducia delle imprese e dei consumatori. Noi, però, siamo investitori contrarian e stiamo individuando molte buone idee, diversamente da quasi tutti gli altri gestori attivi nei mercati emergenti che sono fortemente sottoesposti a questo paese. Se escludiamo Naspers, che presenta un rendimento da dividendo basso a causa dell'enorme investimento effettuato in Tencent, per il mercato rappresentato dall'indice MSCI South Africa il rendimento da dividendo è molto alto, al di sopra del 4%. Per questo riteniamo che il rischio di ribasso per il Sudafrica sia limitato.
 

Il presidente in carica capisce i problemi che il suo paese deve affrontare e sta lavorando dietro le quinte per combattere la corruzione e far risalire la fiducia delle imprese. Col tempo dovremmo vedere cambiamenti tangibili nel contesto politico e macroeconomico del Sudafrica, che potrebbe diventare il Brasile di tre anni fa o l'India del 2013. Attualmente è uno dei paesi cui siamo maggiormente sovraesposti.


D: Ci sono altri mercati nazionali che consideri particolarmente interessanti in questo momento?

Ernest Yeung: Le società a controllo statale (SOE) cinesi sono un'altra area di interesse. Il periodo compreso fra il 2000 e il 2008 è stato il superciclo della Cina. Tutti volevano possedere le azioni delle SOE cinesi, non solo perché l'economia del paese stava crescendo rapidamente, ma anche perché quelle aziende stavano generando utili e migliorando le disponibilità liquide e il ritorno sul capitale. I loro programmi di incentivazione azionaria per dirigenti erano allineati con gli azionisti di minoranza.
 

Tuttavia, uscendo dalla crisi finanziaria globale, il governo cinese ha esteso il controllo sull'economia e, nell'ambito di questo cambiamento, ha cominciato a ridimensionare gli incentivi azionari delle SOE. Nell'arco degli otto-dieci anni successivi, questi titoli sono andati piuttosto male: le società hanno fatto un uso poco efficace dei capitali, sprecando le risorse generate internamente e alimentando l'eccesso di capacità. Si leggevano storie di città fantasma, create da un'offerta sovradimensionata di acciaierie, e cose del genere.
 

Oggi al contrario Pechino sta dimostrando grande intelligenza. A partire dal 2017, ha ripristinato i piani di incentivazione azionaria nelle SOE. Pensiamo che gli investitori tradizionali non comprendano a fondo questo tema e stiamo individuando situazioni bottom-up potenzialmente in grado di offrire buoni risultati, in termini di rischio/rendimento. Le SOE cinesi hanno ancora un'immagine tossica, ma se i team dirigenziali cambiano atteggiamento e cominciano a usare la liquidità per espandere le aziende in modo più efficiente, il premio per chi possiede quote di queste società potrebbe essere molto interessante nei prossimi tre anni.


Appendice - Metodologia per le figure 4 e 6

Obiettivo: identificare la combinazione di approcci azionari potenzialmente in grado di offrire il rendimento adeguato al rischio ottimale nel tempo.
 

Metodo: lo studio ha utilizzato l'extra rendimento mensile storico per le strategie attive ed eseguito il ricampionamento dell'analisi di frontiera efficiente per trovare la combinazione di approcci di investimento che potesse massimizzare l'information ratio (IR) dell'allocazione ipotetica.
 

Ventaglio di opportunità: strategie azionarie attive nell'ambito del database eVestment Alliance, separate in sottocategorie. Le strategie non USA e dei mercati emergenti (EM) sono state distinte secondo la classificazione nel database eVestment Alliance, in base allo stile di investimento (core, growth o value). Le informazioni presenti nel database eVestment Alliance sono state fornite dagli stessi gestori. La performance mediana è stata calcolata per ogni sottocategoria al lordo delle commissioni.
 

Metodologia di ricampionamento: per migliorare la qualità dell'ottimizzazione, l'analisi è stata effettuata su periodi di tempo ricampionati con i parametri descritti di seguito.

Il modello ha selezionato con metodo random 1000 periodi di cinque anni dai 15 anni fino al 31 dicembre 2018.
 

Per ogni periodo, è stata calcolata e registrata l'allocazione che ha ottenuto l'IR massimo.
 

È stato definito un tetto massimo del 50% di qualsiasi allocazione  potenziale per la performance mediana degli stili growth e value.
 

Una volta calcolate le 1000 allocazioni con IR massimo, sono state effettuate ulteriori analisi su tutto il gruppo.


Risultati ipotetici

Le informazioni qui presentate sono di natura ipotetica e il loro scopo è puramente illustrativo e informativo. Questo materiale non rappresenta in alcun modo una previsione di eventi futuri. Non riflette la performance effettiva di specifici portafogli/strategie e non garantisce risultati futuri. Per la definizione del modello sono stati formulati alcuni presupposti la cui concretizzazione è improbabile. Non viene rilasciata alcuna dichiarazione o garanzia sulla ragionevolezza di tali presupposti, né si afferma che siano stati specificati o pienamente considerati tutti i presupposti alla base del modello di analisi rappresentato. Modifiche ai presupposti possono avere importanti ripercussioni sulle informazioni fornite.
 

I dati mostrati rappresentano l'analisi del gestore alle date indicate e sono soggetti a modifiche nel corso del tempo. I dati illustrati non riflettono le possibili conseguenze di importanti fattori economici, di mercato o di altro tipo sulle decisioni in materia di ponderazione. Eventuali modifiche alle ponderazioni comporterebbero risultati differenti. Le commissioni di gestione, i costi operativi, le tasse, le spese potenziali e gli effetti dell'inflazione, che ridurrebbero i rendimenti, non vengono presi in considerazione. I risultati effettivi conseguiti dai clienti possono variare considerevolmente rispetto agli esempi ipotetici riportati. Tali informazioni non si prefiggono di costituire una raccomandazione all’acquisto o alla vendita di un titolo particolare; inoltre non viene fornita alcuna garanzia sul conseguimento dei risultati mostrati.


Informativa aggiuntiva

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Rischi principali - Riportiamo di seguito i rischi che rivestono importanza significativa per quanto trattato in questo materiale.

Rischio azionario – In linea generale, le azioni comportano rischi più elevati rispetto alle obbligazioni e agli strumenti del mercato monetario.

Rischio valutario - Le oscillazioni dei tassi di cambio possono ridurre i profitti o amplificare le perdite degli investimenti.

Rischio associato ai mercati emergenti - I paesi emergenti sono meno stabili di quelli sviluppati e comportano pertanto rischi maggiori. La strategia presenta un rischio maggiore dovuto alla possibilità di adottare approcci orientati sia alla crescita sia al valore, al fine di ottenere un apprezzamento del capitale a lungo termine.

Rischio legato all’investimento all’estero – Investire in paesi diversi dal proprio paese di residenza può essere più rischioso a causa di effetti avversi relativi alle oscillazioni dei tassi di cambio, a divergenze nella struttura e nella liquidità di mercato, nonché a sviluppi specifici legati al paese, all’area geografica e all’economia.

Rischio connesso allo stile - Stili di investimento diversi possono raccogliere più o meno favore a seconda delle condizioni di mercato e dell'atteggiamento degli investitori.


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