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Credito: perché i recenti timori sono eccessivi

Ken Orchard , Portfolio Manager

L’atmosfera è nervosa sui mercati in questo inizio d’anno: i timori di una recessione negli Stati Uniti hanno spaventato gli investitori, ancora irrequieti dopo l’incremento della volatilità dello scorso anno, provocando l’allargamento degli spread creditizi e il crollo delle azioni. Ma se è vero che la possibilità di una recessione nel breve periodo non può essere del tutto esclusa, non crediamo che essa sia imminente. Siamo convinti che il credito resti un investimento più sicuro di quanto porterebbe a credere il consensus.
 

Dato che le recessioni tendono a provocare un incremento dei tassi di default, la determinante principale degli spread creditizi è il ciclo economico. Tuttavia, prevedere il momento in cui avverrà una recessione è notoriamente difficile e la situazione attuale non fa eccezione.
 

Ma possiamo comunque trarre alcune conclusioni.
 

Da una parte, il ciclo economico statunitense si trova chiaramente nella fase finale: gli utili societari stanno raggiungendo il picco, la politica monetaria è stata inasprita e la crescita economica sta rallentando. Dall’altra, non si sono ancora manifestati i tipici segnali anticipatori di recessione, come un’inversione della curva dei rendimenti (sebbene sembri prossima). Inoltre, i modelli proprietari di T. Rowe Price suggeriscono che le probabilità di una recessione negli Stati Uniti durante il prossimo anno sono basse, pur indicando probabilità cumulate più elevate per i prossimi 2-3 anni.

L’allargamento degli spread creditizi è un segnale di recessione classico. Tradizionalmente gli ampliamenti tendono ad avvenire in diverse ondate: il primo periodo si verifica generalmente 6-9 mesi prima della recessione, il secondo 3-6 mesi prima e il terzo durante la recessione. Se osserviamo l’investment grade statunitense, gli spread si sono allargati di 40 punti base tra febbraio e luglio e di ulteriori 50 punti base tra settembre e la fine dell’anno. Se prendiamo come punto di partenza l’allargamento dello scorso febbraio, dovremmo aspettarci l’inizio di una recessione nei prossimi tre mesi; se invece partiamo dall’allargamento di settembre, l’inizio della recessione dovrebbe avvenire verso la fine del 2019.
 

Basandoci su tutti i dati a nostra disposizione lo scenario di recessione appare improbabile nei prossimi tre mesi, mentre è plausibile nei prossimi 11-12 mesi. In entrambi i casi, ci si può aspettare un movimento laterale degli spread o persino un leggero restringimento nei primi sei mesi di quest’anno, prima di un possibile successivo allargamento (se una recessione dovesse verificarsi a fine anno). In previsione di tale scenario, abbiamo rafforzato l’esposizione creditizia nelle strategie Global Multi-Sector e Diversified Income Funds – principalmente attraverso strumenti liquidi e a breve scadenza– nella seconda metà di dicembre 2018. La nostra esposizione al rischio di credito è attualmente ai livelli massimi su un periodo di oltre 12 mesi e si trova approssimativamente a metà del nostro intervallo storico.
 

Di certo non vogliamo essere eccessivamente long sul credito nel contesto attuale: il mercato non è conveniente e l’economia globale si trova di fronte a diversi rischi. Nel complesso, tuttavia, siamo del parere che la probabilità di una recessione nel breve periodo non sia così elevata come lo ritengono i mercati e che sia di conseguenza ragionevole accrescere l’esposizione creditizia, continuando parallelamente a seguire l’evoluzione dei dati in tempo reale.

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