New Deal messicano: gli investitori fanno bene a fidarsi?

Benjamin Robins , Portfolio Specialist

Chi è davvero Andrés Manuel López Obrador (AMLO)? L’uomo del popolo che giura di porre fine ai “fallimenti e alla corruzione evidenti delle politiche neoliberali” o lo statista sostenitore di una spesa pubblica responsabile che promette un nuovo corso per il Messico? La risposta a questa domanda potrebbe fornirci alcune indicazioni sulla rotta che López Obrador darà al suo mandato presidenziale di 6 anni.
 

È evidente che le elezioni del luglio 2018 hanno rappresentato una rottura con il passato. López Obrador è arrivato al potere sulla scia di un malcontento diffuso nei confronti dell’élite politica messicana. Per mantenere le sue promesse elettorali di sviluppo sociale e di creazione di nuovi posti di lavoro, il nuovo presidente avrà bisogno di un contesto favorevole alle imprese che incoraggi nuovi investimenti, in un’economia che si trova ferma a un punto morto da anni. Tuttavia, ciò mal si concilia con alcune delle sue mosse di stampo più populista come l’annullamento, ancor prima del suo insediamento, del progetto di costruzione da 13 miliardi di dollari, già per un terzo avviato, di un aeroporto internazionale, sostenuto da un referendum non ufficiale che ha visto la partecipazione di meno dell’1% dell’elettorato.
 

Il presidente sta tentando un difficile esercizio di equilibrismo, senza avere, però, il pieno controllo della situazione. Molti fattori giocano tuttavia in suo favore. Il suo livello di popolarità è alle stelle(Grafico 1), soprattutto dopo l’avvio di un giro di vite contro i numerosi furti di carburante che costano a Pemex[1], la società petrolifera nazionale, circa 3 miliardi di dollari USA all’anno. Inoltre, il suo movimento, Morena, e i partiti alleati hanno la maggioranza in entrambe le camere del Congresso.
 

I mercati hanno reagito favorevolmente alle presentazione del bilancio per il 2019, giudicato cauto, e alle iniziative volte a rafforzare e consolidare il settore finanziario e i mercati dei capitali locali. Sulla scia di queste notizie, le azioni e le obbligazioni messicane e il peso hanno registrato una ripresa. A fine gennaio, gli investitori hanno inoltre dato al governo un primo voto di fiducia, superando con le loro richieste di sottoscrizione l’offerta di titoli sovrani denominati in USD pari a 2 miliardi di dollari.

[1] I titoli specifici individuati e descritti non rappresentano tutti i titoli acquistati, venduti o raccomandati per i clienti all’interno del portafoglio e non è possibile presumere che i titoli individuati e trattati si siano dimostrati o si dimostreranno redditizi.

 

Grafico 1: Obrador gode di un consenso solido come una roccia.

Fonte: El Financiero, 14 gennaio 2019
 

Anche sul fronte internazionale i venti soffiano in favore del Messico. L’indebolimento del dollaro USA e la sospensione da parte della Federal Reserve degli incrementi dei tassi di interesse si tradurranno con ogni probabilità in minori pressioni nei confronti di Banxico, la banca centrale messicana, spianando potenzialmente la strada a politiche monetarie meno restrittive nei prossimi mesi.

Situazione paradossale per un paese produttore di petrolio, il calo dei prezzi del greggio contribuirà al miglioramento della bilancia dei pagamenti messicana dato che il paese accusa un disavanzo commerciale nei prodotti petroliferi raffinati. L’impatto su Pemex e sulle entrate fiscali è negativo, ma le coperture finanziarie hanno già garantito un buon prezzo per l’anno e il governo sta lavorando a un pacchetto di aiuti per la compagnia petrolifera statale. Malgrado la retorica protezionistica del presidente Trump, gli scambi commerciali con gli Stati Uniti si mantengono sostenuti grazie ad una crescita economica statunitense ancora solida. Il Messico è il terzo maggior partner commerciale degli Stati Uniti e nel 2018 detiene un’eccedenza di 67 miliardi di dollari nei confronti del paese vicino.
 

Sul breve termine tuttavia sembrano profilarsi alcune nubi. E a più lungo termine, il cielo potrebbe diventare più minaccioso. Il presidente manterrà la sua promessa di raggiungere una crescita economica più elevata e più equa, e quali potrebbero essere le implicazioni? (Le diseguaglianze tra gli Stati meridionali e il resto del paese sono diventate sempre più nette, come mostra il Grafico 2.) Il presidente farà marcia indietro sulla deregulation del settore energetico attuata dalle precedenti amministrazioni? Sarà in grado di mantenere il controllo sugli elementi più a sinistra del suo movimento Morena? E se i suoi piani migliori dovessero mostrare segni di vacillamento, ciò accenderà i suoi istinti populisti?

Segnali contrastanti

La presidenza di Obrador non è iniziata sotto i migliori auspici. I mercati si sono intimoriti dopo la cancellazione del progetto di costruzione, già avviato, del nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico, e i successivi scontri con i detentori di 6 miliardi di dollari USA di obbligazioni legate al progetto. La situazione è peggiorata con le proposte - successivamente ritirate - da parte di alcuni alleati del movimento Morena al Congresso volte a eliminare le commissioni bancarie, ad attingere alle riserve internazionali e a nazionalizzare regimi pensionistici privati. Il nuovo governo ha inoltre annunciato una sospensione di tre anni delle aste per nuovi blocchi di esplorazione petrolifera, fino a che non avrà terminato il controllo dei contratti delle precedenti aste. Obrador non nasconde la sua preferenza per il controllo dello Stato sul settore petrolifero e i mercati hanno, a ragione, interpretato la sospensione di nuove aste come un passo indietro in materia di liberalizzazione energetica.
 

A dicembre, mese in cui si è insediato il nuovo presidente, il peso è crollato a oltre 20 rispetto al dollaro; Banxico ha aumentato i tassi di interesse di un ulteriore quarto di punto fino all’8,25%, il massimo in oltre un decennio; alcuni analisti hanno rivisto al ribasso le loro previsioni per il 2019, con una crescita del PIL all’1%.

Grafico 2: Nord e Sud a confronto: Divario di crescita sempre più netto
Crescita cumulata del PIL reale di alcuni Stati messicani

Fonte: National Institute of Statistics and Geography (INEGI), T. Rowe Price
 

Le tensioni sui mercati hanno avuto un effetto salutare sulla nuova amministrazione. A metà dicembre il governo ha presentato un bilancio per il 2019 che prevede un avanzo primario dell’1% del PIL e nessuna nuova tassa. Il ministro delle finanze Carlos Urzúa ha promesso “un impegno assoluto nei confronti del rigore fiscale e finanziario”. Il peso si è stabilizzato e i mercati si sono ripresi. Ma quanto durerà?

Quali sono i rischi?

I segnali contrastanti provenienti dalla nuova amministrazione - che un momento alimenta i sentimenti populisti e quello successivo si mostra vicina alle esigenze degli investitori - sono poco rassicuranti. Esistono inoltre ragioni fondate per dubitare delle competenze della nuova amministrazione nel portare a termine il programma del presidente: al di là del Ministro delle Finanze e di Banxico, i posti più importanti tendono ad essere occupati da rappresentanti politici con poca esperienza professionale.
 

Un’ulteriore serie di rischi riguarda la capacità di Obrador di mettere in atto il programma di sviluppo sociale sul quale si basa la sua popolarità. Per combattere il crimine e la disoccupazione giovanile, che vanno spesso di pari passo, il presidente ha promesso di creare 2,6 milioni di posti di lavoro attraverso un programma di apprendistato. Finora il settore privato ha offerto soltanto poche migliaia di posti. Analogamente, i piani di investimento e di crescita del governo dipendono in larga parte dal sostegno del settore privato, che è rimasto debole di fronte a questi messaggi contrastanti.
 

Alcuni rischi provengono inoltre dall’estero. Nel bene o nel male le economie del Messico e degli Stati Uniti sono profondamente collegate. E, come dice il proverbio, se gli Stati Uniti starnutiscono, il Messico si prende il raffreddore. Il ritmo meno aggressivo dell’inasprimento monetario da parte della Fed potrebbe concedere al Messico maggiore respiro, ma un possibile rallentamento negli Stati Uniti, parallelamente al venir meno dello stimolo fiscale, potrebbe far presagire tempi difficili da entrambi i lati del confine.
 

Un’altra incertezza è rappresentata dalla rinegoziazione del NAFTA, tra Stati Uniti, Messico e Canada, che deve ancora essere ratificato dai parlamenti di ogni paese facente parte. Se la Camera dei Rappresentanti statunitense dovesse sottoporre il nuovo trattato a dibattiti prolungati, la fiducia delle imprese in Messico e verso il paese potrebbe risentirne.

Cosa farà Obrador se la situazione economica dovesse precipitare?

Nel programma del nuovo presidente ci sono molti punti positivi: austerità fiscale, rafforzamento degli investimenti e l’obiettivo di ridurre la povertà e la disoccupazione giovanile. E non bisogna dimenticare gli investimenti nelle regioni trascurate del sud, che hanno attraversato una profonda recessione negli ultimi cinque anni. Ma il progetto del governo di costruire un "Treno Maya” che attraverserà diversi Stati del sud deve ancora essere delineato, come gran parte del suo programma infrastrutturale.
 

Malgrado tutte le questioni ancora aperte, la luna di miele di Obrador sarà probabilmente più lunga di quanto la maggior parte degli osservatori si aspetti. Grazie alla sua popolarità e al suo carisma, gli errori iniziali saranno perdonati: nel suo paese alcuni lo chiamano “il Messia dei tropici”. La sua posizione dominante in entrambe le camere del Congresso lascia pochi meccanismi di controllo nei confronti del suo potere esecutivo, già molto forte. Tuttavia, siamo convinti che il presidente andrà incontro a due grandi rischi: il fallimento del suo programma di riforme sociali e il mancato decollo dei suoi programmi infrastrutturali. Se corruzione, criminalità e violenze dovessero continuare a intensificarsi, Obrador perderebbe il sostegno del popolo. La grande incognita è quindi rappresentata da come reagirà di fronte alle pressioni.
 

Rischi principali. La strategia illustrata nel presente documento è esposta in particolare ai rischi elencati di seguito: Le transazioni in titoli denominati in valuta estera possono essere soggette a fluttuazioni dei tassi di cambio e possono incidere sul valore di un investimento. I rendimenti possono essere più volatili rispetto a quelli di altri mercati più avanzati, a causa di variazioni nelle condizioni politiche, economiche e di mercato. I titoli di debito potrebbero essere influenzati da un cambiamento avverso delle condizioni finanziarie a causa di un declassamento del rating o di un’insolvenza che potrebbe incidere sul valore di un investimento.
 

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