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Di  Yoram Lustig, CFA
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Asset allocation globale: Lo scenario visto dall'Europa

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Marzo 2025

Outlook: nuovo ordine mondiale

  • Siamo in linea di massima prudenti in quanto la crescita globale sostanzialmente resiliente e l’attenuazione dei trend dell’inflazione potrebbero essere a rischio a causa della maggiore incertezza politica, soprattutto alla luce della possibile escalation di guerre commerciali. 
  • La crescita statunitense evidenzia alcuni segnali di indebolimento, mentre il sentiment nei confronti di Europa, Regno Unito e Cina è in via di miglioramento sulla scia di speranze di spesa fiscale, malgrado le minacce di dazi. Altre economie esposte a impatti più diretti, in particolare Messico e Canada, corrono un rischio più elevato.
  • A fronte di una politica monetaria ancora sostanzialmente accomodante, politiche commerciali dirompenti potrebbero costringere le banche centrali ad attuare misure più risolute per sostenere la crescita con ripercussioni incerte sull’inflazione. 
  • I rischi principali per i mercati globali includono l’impatto di un’escalation delle guerre commerciali sulla crescita e una riaccelerazione dell’inflazione, errori delle banche centrali e tensioni geopolitiche.

Temi che determinano il posizionamento

Fine del regno

L’anno è iniziato in modo sorprendente: dopo due anni robusti di sovraperformance, il regno dei mercati USA è stato infatti messo in discussione dal miglioramento del sentiment nei confronti di Europa e Cina. L’ottimismo per una risoluzione del conflitto tra Russia e Ucraina, l’allentamento messo in atto dalla Banca Centrale Europea (BCE), il dibattito su un aumento delle spese per la difesa e le speranze di dazi meno punitivi hanno contribuito a migliorare il sentiment in Europa. Al contempo, i mercati cinesi hanno ripreso vigore, sostenuti dai titoli tecnologici depressi, a seguito delle notizie riguardanti DeepSeek, una start‑up che si occupa di intelligenza artificiale la cui tecnologia ha messo in dubbio la posizione dominante degli USA nel segmento. E benché permangano problemi strutturali a lungo termine e i dazi possano comportare rischi di ribasso per questi mercati, le valutazioni restano interessanti rispetto a quelle negli Stati Uniti, soprattutto a fronte della contrazione dei differenziali di crescita. In questo contesto, orientiamo la nostra esposizione regionale verso i mercati al di fuori degli USA.

Un mezzo per un fine?

Dopo il “Trump Bump” post-elettorale, in cui i mercati sono sembrati concentrati sui potenziali impatti delle politiche favorevoli alla crescita, quali deregolamentazione e imposte più basse, il quadro è rapidamente mutato poiché l’attenzione ha virato verso le politiche commerciali e le questioni geopolitiche. Le minacce di “dazi sì” e “dazi no” hanno turbato i mercati impegnati a valutare gli impatti sulla crescita e sull’inflazione. Le tensioni geopolitiche legate al conflitto tra Russia e Ucraina hanno a loro volta causato turbolenze in Europa data l’intenzione degli USA di ricalibrare il supporto nella regione. Ciò avviene in una fase fragile in cui l’inflazione è appena stata riportata sotto controllo e la crescita tiene ancora. I dati recenti evidenziano tuttavia preoccupazioni crescenti e un indebolimento dei dati economici negli Stati Uniti, in gran parte imputabile alla maggiore incertezza sul fronte politico. Intenzionale o meno, l’incertezza prolungata inizierà ad avere impatti reali sul comportamento dei decisori politici, delle imprese e dei consumatori, inducendoci a una maggiore prudenza nel breve termine e ad attendere opportunità a fronte della prevista volatilità più elevata.

 

Per una panoramica regione per regione, si rimanda alla versione integrale del documento (PDF).

Yoram Lustig, CFA Head of Multi-Asset Solutions, EMEA & Latam
Lug 2025 Investment Insight

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