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Ottobre 2023 / INVESTMENT INSIGHTS

Israele-Gaza, gli sforzi per evitare un'escalation del conflitto

I mercati dell'energia subiscono un impatto limitato, mentre i mercati obbligazionari regionali rimangono sensibili agli eventi.

Sono in corso sforzi diplomatici per contenere il conflitto in Israele e a Gaza, che continua a infliggere un pesante tributo umanitario nelle aree colpite. La situazione rimane molto fluida, con diversi potenziali esiti geopolitici. Sebbene non si possa escludere la possibilità che il conflitto si estenda ad altre zone della regione, a nostro avviso è probabile che rimanga in gran parte circoscritto a Israele e Gaza, estendendosi eventualmente a un coinvolgimento limitato tra Israele e Hezbollah al confine settentrionale di Israele.

Di seguito, riassumiamo quelli che riteniamo essere quattro potenziali scenari, in ordine di probabilità, seguiti dalle implicazioni per i mercati energetici e obbligazionari.

1. Il conflitto rimane circoscritto tra Israele e Hamas a Gaza

Continuano gli sforzi internazionali per evitare che il conflitto degeneri e si estenda ad altri Paesi. Un allargamento del conflitto non è nell'interesse né delle potenze regionali (Israele, Iran, Turchia e Arabia Saudita) né di quelle globali in vista di elezioni rilevanti. Gli Stati Uniti giocheranno un ruolo chiave nel contenere la risposta di Israele e sono già impegnati in una visita nella regione per cercare di smorzare la situazione. A nostro avviso, questo è lo scenario a più alta probabilità.

2. L'apertura di un nuovo fronte militare con Hezbollah nel nord di Israele

Negli ultimi giorni si sono verificati scontri al confine tra Israele e Libano e gli Hezbollah libanesi hanno avvertito di essere pronti a combattere contro Israele. Tuttavia, gli scambi finora sono stati di natura limitata, circoscritti alle tipiche "regole di ingaggio". La pressione su Hezbollah per agire aumenterà se Israele invaderà Gaza. Un fattore potenzialmente limitante è che un rinnovo delle ostilità con Israele non sarebbe popolare in Libano, soprattutto perché Hezbollah sta attualmente esercitando un'intensa attività di lobbying nelle elezioni presidenziali libanesi. Riteniamo che questo scenario sia meno probabile rispetto a un conflitto limitato a Israele e Hamas, ma anche che esista un rischio concreto di coinvolgimento di Hezbollah.

3. Un conflitto regionale più ampio e il potenziale coinvolgimento dell'Iran

Ci sono stati alcuni indizi che indicano che l'Iran potrebbe aver fornito sostegno ad Hamas nell'attacco a Israele, anche se i funzionari statunitensi hanno riportato di non avere ancora visto prove del coinvolgimento dell'Iran. Se la risposta di Israele all'Iran si limitasse a colpire i suoi proxy in Siria e in Libano, e forse anche tramite azioni sotto copertura in Iran, ciò rientrerebbe nelle normali "regole di ingaggio". Tuttavia, se Israele decidesse di colpire direttamente l'Iran, si tratterebbe di una chiara escalation. Questo non sarebbe un risultato auspicabile e gli Stati Uniti cercherebbero di evitarlo, rendendo questo evento a nostro avviso poco probabile.

4. Un'ulteriore diffusione del conflitto in tutto il Medio Oriente, compresi Egitto, Turchia e Paesi del Golfo

I Paesi della regione hanno già rilasciato dichiarazioni di condanna dell'una o dell'altra parte o di invito alla moderazione. A parte Hezbollah in Libano, nessun'altra entità nella regione ha interesse a essere coinvolta direttamente nel conflitto. Riteniamo quindi che questo esito sia poco probabile. Altri fattori da considerare sono il potenziale impatto sulle relazioni tra Israele e i Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). L'Arabia Saudita, pur condannando l'attacco di Hamas, ha incolpato Israele per la grave situazione di Gaza. Ha inoltre messo in pausa i colloqui per normalizzare le relazioni con Israele.  Altri Paesi della regione, come la Turchia, l'Egitto e il Qatar, potrebbero sfruttare il loro rapporto con Hamas per posizionarsi come mediatori, migliorando potenzialmente le loro relazioni con l'Occidente.

Il rischio per i mercati energetici rimane basso

L'impatto potenziale sui mercati dell'energia deriva principalmente da una potenziale escalation o de-escalation della crisi piuttosto che da qualcosa di fondamentale in tali mercati. Sebbene l'aumento dei prezzi nel breve periodo sia stata una reazione comprensibile all'attacco contro Israele, non consideriamo inevitabile un aumento dei prezzi dell'energia. L'impennata dei prezzi del petrolio e del gas di solito si attenua dopo gli eventi geopolitici.

Gli scenari discussi nella sezione precedente implicano un'alta probabilità di un esito positivo per i mercati globali dell'energia, con prezzi che probabilmente si assesteranno sulla base delle tensioni. L'implicita probabilità molto più bassa di un conflitto più ampio introdurrebbe maggiori "rischi di evento" e il potenziale di picchi di prezzo, ma questi dipenderebbero dall'andamento del conflitto.

Attualmente, il rischio diretto è più elevato nei mercati del gas che in quelli del petrolio, ma nessuno dei due rischi è particolarmente acuto. Israele produce gas che viene liquefatto ed esportato, principalmente attraverso l'Egitto. Ma il rischio per i mercati globali del gas è molto limitato. Gli stoccaggi di gas in Europa sono ai massimi livelli stagionali degli ultimi otto anni, il che dovrebbe fornire un'ampia protezione anche se il clima dovesse diventare più rigido durante l'inverno.

Israele non è un significativo produttore di petrolio. Il rischio più probabile per l'approvvigionamento di petrolio deriva dalla possibilità che vengano imposte ulteriori sanzioni all'Iran se si scopre che ha sostenuto l'attacco di Hamas. Tuttavia, la capacità di riserva dell'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) è tale che dovrebbe essere in grado di attutire l'impatto di eventuali nuove sanzioni contro l'Iran.

In sintesi, il potenziale per un'interruzione di primo ordine è minimo, perché Israele non è un grande produttore di energia e c'è un meccanismo per gestire un'interruzione di secondo ordine se vengono imposte ulteriori sanzioni all'Iran. I timori di un'impennata dei prezzi del petrolio fino a 100 dollari al barile implicano un'interruzione di terzo ordine, dovuta a un'azione iraniana più drastica o a un coinvolgimento più diretto dell'Arabia Saudita e di altri Paesi OPEC.

I mercati obbligazionari rimarranno probabilmente stabili

In seguito all'attacco di Hamas, lo shekel israeliano (ILS) si è svalutato rispetto al dollaro statunitense, superando la soglia di 4 ILS per dollaro per la prima volta dal 2015. Tuttavia, il deprezzamento è stato meno drammatico rispetto alle precedenti crisi del 2012 e del 2014-2015, quando l'ILS si è deprezzato rispettivamente del 10% e del 18%. In entrambe le precedenti occasioni, l'USD/ILS ha raggiunto l'area 4,05-4,10 prima di stabilizzarsi, e i sell-off dei prezzi dei titoli di Stato locali israeliani sono stati relativamente modesti. Ci aspettiamo una reazione simile sui mercati obbligazionari questa volta.

Il conflitto ha fatto saltare i nervi ai mercati del debito dei paesi vicini. I rendimenti delle obbligazioni egiziane e giordane denominate in dollari sono aumentati perché gli investitori hanno valutato un rischio maggiore per il possesso del debito. Il debito egiziano era già sotto pressione prima del conflitto a causa della sua incapacità di sbloccare finanziamenti vitali dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), ma il conflitto ha evidenziato l'importanza strategica del Paese. Anche se l'Egitto probabilmente si opporrà ad accogliere i rifugiati da Gaza, potrebbe avere un ruolo nella de-escalation del conflitto e nella negoziazione di un corridoio umanitario.

La Giordania non confina con Gaza e subisce meno pressioni dirette dell'Egitto a causa del conflitto. Si è affermata come un bastione di stabilità in una zona difficile del Medio Oriente. L'industria del turismo ha registrato un anno record e il Paese continua a godere di un forte sostegno da parte del FMI e degli Stati Uniti. Tuttavia, il debito giordano subirà maggiori pressioni se il conflitto si intensificherà.

I nostri analisti continuano a monitorare l'evolversi della situazione per valutare le implicazioni per i mercati finanziari.

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