Skip to main content

Seleziona il tuo Paese

Selezione corrente

Italia
Italiano
Canada
Stati Uniti
Australia
Hong Kong
Giappone
Nuova Zelanda
Singapore
Corea del Sud
Austria
Belgio
Danimarca
Estonia
Finlandia
Francia
Germania
Islanda
Irlanda
Italia
Lettonia
Lituania
Lussemburgo
Paesi Bassi
Norvegia
Portogallo
Spagna
Svezia
Svizzera
Regno Unito

Ottobre 2021 / MARKETS & ECONOMY

Banche protagoniste nella lotta ai cambiamenti climatici

La transizione verso un'economia a basse emissioni di CO2 crea rischi e opportunità nel mondo del credito

Punti chiave

  • Man mano che gli interventi sui cambiamenti climatici diventano più urgenti, appare sempre più importante che le banche assumano un ruolo proattivo nell'affrontare i rischi del cambiamento climatico nella loro attività di prestito.
  • Anche se è probabile che l'impatto finanziario dell'allineamento dei portafogli di prestiti agli obiettivi climatici sia modesto e che si manifesti solo nel medio-lungo termine, le azioni intraprese possono produrre effetti positivi, attraverso opportunità di finanziamento verde, o negativi, se le banche dovessero limitarsi semplicemente ad abbandonare determinati settori più esposti al problema del cambiamento climatico.
  • Nella gestione della transizione verso l'azzeramento delle emissioni nette di CO2, le banche che adottano strategie generali di esclusioni settoriali, piuttosto che avere un approccio di mitigazione del rischio, renderanno più difficile la transizione ad alcune industrie maggiormente esposte al problema del cambiamento climatico.

In vista della Climate Change Conference delle Nazioni Unite (COP26), prevista a Glasgow a novembre 2021, è forse opportuno considerare le implicazioni dell'agenda sul cambiamento climatico per il settore bancario mondiale. In effetti, uno degli obiettivi principali della conferenza è mobilitare le istituzioni finanziarie globali promuovendo i progetti contro il "climate change", con il fine di contribuire a garantire il raggiungimento delle zero emissioni nette.

In qualità di finanziatori chiave dell'economia, le banche svolgeranno un ruolo fondamentale nella transizione verso un'economia a basse emissioni di CO2, attraverso i cosiddetti finanziamenti "verdi" e gli sforzi per allineare i portafogli di prestiti agli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, che mira a mantenere l'aumento della temperatura a circa 1,5 gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali. Questo cambiamento sarà impegnativo, ma potrebbe far emergere nuove opportunità.

Aumentare la pressione sulle banche

Da circa tre anni, le banche più importanti stanno affrontando i i rischi del cambiamento climatico sui loro modelli di business. Fino a oggi, l'azione è concentrata principalmente sullo screening e sulla misurazione  dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) sui prestiti, ma da più fronti si stanno intensificando le pressioni a fare di più.

I regolatori bancari mondiali stanno mettendo il rischio climatico in cima all'agenda del settore. Gli stress test sul climate change sono in corso in diverse giurisdizioni, tra cui Regno Unito, Giappone, Australia ed Europa. Sebbene non vi siano annunci concreti da parte delle autorità USA, anche la Federal Reserve ha identificato il cambiamento climatico come un rischio per la stabilità finanziaria1 e, a dicembre 2020, ha aderito al Network for Greening the Financial System. Inoltre, Lael Brainard, membro del consiglio dei governatori della Fed, in un discorso tenuto a febbraio 2021 si è espressa a favore della disclosure obbligatoria sul rischio climatico e dei test di "analisi dello scenario"2, mentre il presidente della Banca Centrale, Jerome Powell, in un discorso di luglio 2021 ha segnalato che gli stress test climatici si stanno "rivelando un esercizio molto fruttuoso, sia per le istituzioni finanziarie sia per i regolatori"3. È evidente, dunque, che gli Stati Uniti si stiano muovendo nella direzione degli stress test climatici, che li avvicinerebbero alle iniziative di altri importanti Paesi sviluppati.

Nel frattempo, il tema è oggetto di una crescente attenzione da parte di alcune organizzazioni non governative, come il Rainforest Action Network, che pubblica un report sui finanziamenti annuali delle banche a favore dei combustibili fossili, segnalando i nomi degli specifici istituti. Rapporti come questi sono dannosi per la reputazione, e gli istituti nominati spesso diventano il bersaglio delle risoluzioni degli azionisti nelle assemblee annuali.

Anche il contenzioso relativo al cambiamento climatico è in aumento, sebbene fino a oggi le banche non siano state materialmente prese di mira. Dal 2015, c'è stato un aumento del numero di casi sul rischio climatico, in cui le azioni giudiziarie sono state intraprese per lo più negli Stati Uniti. La maggior parte è stata intentata contro i governi, ma stiamo iniziando a vedere anche delle società citate nelle cause legali, in particolare le major dell'energia. Il rischio di future azioni legali non può essere escluso, quindi le banche farebbero bene ad allineare in modo proattivo i loro portafogli agli obiettivi dell'accordo di Parigi per evitare il rischio, seppure a bassa probabilità.

In questo contesto, a nostro avviso, quanto più una banca è proattiva nella gestione e nella riduzione dei rischi climatici sul proprio portafoglio crediti tanto minori saranno i rischi di reputazione.

...Più una banca è proattiva nella gestione e nella riduzione dei rischi climatici sul proprio portafoglio, minori saranno i rischi di reputazione.

Due percorsi sulla road map verso le emissioni zero

In tema di transizione, riteniamo che le banche si troveranno a prendere decisioni difficili sui settori e sulla clientela da finanziare. Riteniamo che ci siano due possibili approcci che potrebbero adottare:

  • Esclusione settoriale (elusione del rischio)
  • Lavorare con i clienti esistenti per la transizione (mitigazione del rischio)

Sollecitiamo le banche ad adottare un approccio volto alla mitigazione del rischio e siamo incoraggiati dal fatto che questa strada si stia rivelando la più popolare. Gli approcci di esclusione (le banche escono completamente da un settore e bloccano tutti i finanziamenti) possono essere più facili da implementare e spiegare alle parti interessate, ma non li consideriamo i più utili per ridurre il rischio di credito o per aiutare l'economia ad azzerare le emissioni. Riteniamo invece che le banche e l'economia globale possano beneficiare maggiormente dall'adozione di un approccio di mitigazione del rischio (cioè lavorando assieme ai clienti sui loro sforzi per passare a modelli a zero emissioni nette). In definitiva, riteniamo che sia l'intermediario sia l'economia nel suo complesso trarranno beneficio dal supportare un'azienda ad alte emissioni nel raggiungimento dell'obiettivo "net zero". Ma, soprattutto, è fondamentale che un istituto che finanzia una società impegnata nella transizione abbia anche un processo solido ed efficace per garantire che il mutuatario abbia un piano genuino e credibile per raggiungere il suo obiettivo. È anche importante riconoscere che un approccio di mitigazione del rischio porterà probabilmente una banca a escludere comunque molti emittenti a emissioni elevate, ma ciò accadrà solo dopo un'attenta valutazione dei piani aziendali.

Le banche stanno andando oltre il semplice screening dei prestiti sui rischi ESG, orientandosi verso l'istituzione di obiettivi a zero emissioni sulle attività finanziate per allineare i loro portafogli di prestiti agli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015. Di conseguenza, i gruppi bancari stanno fissando obiettivi di emissioni finanziate a zero per il 2050: obiettivi che sono difficili da rendere operativi. Incoraggiamo le banche che hanno preso questi impegni a spiegare in che modo interverranno sui propri bilanci per rispettarli, cosicché i progressi possano essere monitorati e misurati.

Finora, più di 50 banche di 29 Paesi hanno aderito alla Net-Zero Banking Alliance, un'iniziativa settore sollecitata dalle Nazioni Unite i cui membri si sono impegnati a portare i loro portafogli di prestiti e investimenti a zero emissioni entro il 2050 (o prima). Inoltre, i firmatari pubblicheranno annualmente i loro progressi e, entro 18 mesi dall'adesione, fisseranno un obiettivo net-zero entro il 2030 per i loro settori più inquinanti. Anche se questo è incoraggiante, abbiamo bisogno di vedere un maggior numero di istituti unirsi e formalizzare i loro piani, perché non basterà inserire il pilota automatico per portare il settore a raggiungere l'obiettivo net-zero. 

Impatto finanziario della transizione

(Fig. 1) Potenziali opportunità di ricavo e rischi per le banche

Impatto finanziario della transizione

Al 30 settembre 2021.

Fonte: T. Rowe Price.

L'impatto finanziario potrebbe avere risvolti positivi o negativi

Prevediamo modeste implicazioni finanziarie dalla transizione, a causa della natura generale diversificata dei portafogli dei prestiti bancari e del lungo orizzonte temporale per il cambiamento. Nonostante ciò, tali implicazioni finanziarie hanno il potenziale di produrre effetti positivi o negativi, a seconda di quanto sia proattiva la banca nell'allineare il proprio portafoglio di prestiti.

Sul fronte positivo intravediamo:

Opportunità di finanziamento verde. Delle opportunità di guadagno possono emergere dai finanziamenti verdi nel passaggio dell'economia globale a modelli a basse emissioni di CO2. La Global Financial Markets Association e Boston Consulting Group stimano che sia necessario un investimento annuale compreso tra 3 trilioni di dollari e 5 trilioni di dollari4 per raggiungere gli ambiziosi target stabiliti dall'accordo di Parigi.

Incentivi potenziali sul capitale. Un'opzione che potrebbe essere adottata dalle autorità di vigilanza è l'adozione di un "fattore di supporto verde", che potrebbe adeguare le ponderazioni del rischio di una banca, abbassandole in caso di esposizione a settori o investimenti verdi. Questa potrebbe essere un'opportunità per le banche per abbassare i loro requisiti patrimoniali. Sebbene sia troppo presto per dire se ciò accadrà o meno, è un'opzione a disposizione dei regolatori per incoraggiare un maggior numero di prestiti green.

Sul fronte negativo:

Impatto sui ricavi dalle esclusioni di settore: C'è il rischio di un impatto sui ricavi nel caso in cui le banche escano dai settori esposti al problema del cambiamento climatico. Secondo la società di ricerca indipendente Autonomous, il 12% circa dei ricavi delle banche sono imputabili a settori esposti al problema del cambiamento climatico. Quindi, queste entrate potrebbero andare perse se le banche smettessero completamente di fornire loro finanziamenti. Ma dato che l'uscita da questi settori sarà probabilmente graduale e spalmata su un lungo periodo, riteniamo che le perdite saranno gestibili.

Impatto sui ricavi da rischi climatici fisici. Esiste il rischio che le banche con grandi esposizioni immobiliari possano avere dei portafogli ipotecari esposti a rischi climatici fisici, come le inondazioni. Sebbene questo rappresenti un potenziale pericolo, riteniamo che l'impatto sui ricavi sarà trascurabile, e che la maggior parte dell'impatto probabilmente proverrà dai rischi di transizione.

Le banche ritardatarie possono essere soggette a requisiti patrimoniali più elevati. Le banche sono tenute a detenere capitale per proteggersi da una serie di rischi. Riteniamo che i risultati degli stress test sul clima possano alimentare la definizione di requisiti patrimoniali prudenziali più elevati, ma è troppo presto per definire la tempistica e la portata di tali requisiti.

Svalutazioni. Alcune attività esposte al clima e detenute dalle banche potrebbero dover essere rivalutate, con conseguenti perdite di valore.

La sfida della standardizzazione della disclosure

In T. Rowe Price sosteniamo fortemente la necessità che le nostre società partecipate allineino la loro disclosure ESG agli standard globali. Suggeriamo, a tal fine, di seguire il Sustainability Accounting Standards Board (SASB) e la Task Force on Climate-related Financial Disclosure (TCFD). Allineare la rendicontazione alla TCFD impone alle aziende di divulgare gli aspetti relativi alla propria governance, alla strategia e agli obiettivi climatici, alla gestione del rischio e alle metriche di performance relative ai cambiamenti climatici. Ma si teme che la definizione dello standard di settori "climate-sensitive", cioè esposti al problema del cambiamento climatico, sia troppo ristretta, perché include solo energia e utilities (escluse quelle attive sulle rinnovabili), servizi idrici ed energia nucleare.

Dato che non esiste un quadro standardizzato per la rendicontazione, le banche stanno divulgando informazioni con diversi livelli di dettaglio, rendendo difficile fare confronti. Alcune banche forniscono disaggregazioni più granulari, sebbene venga utilizzata un'ampia varietà di categorizzazioni settoriali. Esistono margini di miglioramento per quanto riguarda la standardizzazione della disclosure relative al clima nel settore bancario. Si noti che i nuovi requisiti di terzo pilastro proposti dall'Eba (European Banking Authority) per la divulgazione dei rischi ESG stabiliscono alcuni standard comuni che dovrebbero aiutare a fornire maggiore coerenza alle industrie ad alta intensità di emissioni, se e quando i requisiti entreranno in vigore.

Nel settore bancario, c'è spazio per migliorare l'approccio alla disclosure relativa al clima.

Banche in azione contro il cambiamento climatico

Un obiettivo chiave della COP26 è garantire l'impegno dei Paesi sviluppati a mobilitare finanziamenti di almeno 100 miliardi di dollari all'anno contro il cambiamento climatico per contribuire a facilitare il raggiungimento dell'azzeramento delle emissioni globali entro la metà del secolo. Qui, il ruolo delle banche diventa cruciale e la maggior parte delle istituzioni leader ha già fissato obiettivi per finanziamenti sostenibili e verdi. Per esempio, HSBC prevede di fornire tra 750 miliardi di dollari e 1.000 miliardi di dollari in finanziamenti su attività a basse emissioni di CO2 entro il 2030, mentre Bank of America ha annunciato lo scorso aprile di voler aumentare il suo obiettivo di finanziamento sostenibile da 300 a 1.000 miliardi di dollari entro il 2030.

Tuttavia, considerato che ciò che le banche definiscono come "verde" e le attività che si qualificano come finanziamento possono variare da caso a caso, è necessaria una certa cautela prima di fare confronti tra le istituzioni. Indipendentemente da ciò, crediamo che ci sia una potenziale opportunità di ricavo per quelle banche che sono in prima linea sui finanziamenti verdi. Gli istituti di credito potrebbero persino ricevere in futuro incentivi patrimoniali per questo genere di finanziamenti, analogamente a quanto avvenuto con i programmi lanciati in passato dalle banche centrali per incoraggiare i prestiti alle piccole e medie imprese. Per esempio, i requisiti patrimoniali di primo pilastro e il capitale minimo che le banche devono detenere per i rischi di credito e operativi potrebbero essere ridotti in virtù dell'esposizione di una banca alle attività green.

Iniziative del settore

(Fig. 2) Una serie di iniziative a cui le banche possono aderire per aiutare a valutare i rischi climatici

Iniziative del settore

Al 30 settembre 2021.

1Fonte: https://www.unepfi.org/net-zero-banking/.

2Fonte: https://equator-principles.com/.

3Fonte: https://sciencebasedtargets.org/sectors/financial-institutions#about-the-project.

Fonte: T. Rowe Price.

 

 

A testimonianza degli ulteriori sforzi nel settore, stiamo vedendo diverse banche aderire a una serie di iniziative, evidenziate nella Figura 2, che le aiutano a valutare i rischi climatici su prestiti specifici.

Prevediamo che ci saranno richieste crescenti affinché le banche aderiscano a queste iniziative e sollecitiamo gli istituti di credito ad aderire, in particolare, alla Net-Zero Banking Alliance e/o all'iniziativa Science-Based Targets, alla luce della credibilità dimostrata finora da tali progetti.

Pratiche di adattamento per l'evoluzione della crisi climatica

Un approccio proattivo nel contesto attuale è fondamentale. Con la maggiore attenzione da parte delle autorità di regolamentazione, e data la crescente sensibilità a questi temi da parte di azionisti e organizzazioni non governative, le banche potrebbero subire danni reputazionali se non dovessero adottare misure per allineare i propri portafogli agli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2015. Sebbene la mancanza di quadri standardizzati rappresenti una sfida immediata, prevediamo che le migliori pratiche e linee guida comuni emergeranno nel tempo.

Informazioni importanti

Il materiale ha solo scopo informativo e/o di marketing e non è un consiglio o una raccomandazione di investimento. Consigliamo ai potenziali investiori di richiedere una consulenza legale, finanziaria e fiscale indipendente prima di assumere qualsiasi decisione di investimento. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Il valore di un investimento puó oscillare e gli investitori potrebbero non ottenere l'intero importo investito.

Il materiale non è stato verificato da alcuna autorita di vigilanza in alcuna giurisdizione.

Informazioni e opinioni sono ottenute/ tratte da fonti ritenute affidabili ma non garantiamo completezza ed esaustivitá, né che eventuali previsioni si concretizzino. I pareri contenuti sono soggetti a cambiamento senza preavviso e possono differire da altre società del gruppo T. Rowe Price.

È vietata la diffusione, in qualsiasi forma, della pubblicazione e/o dei suoi contenuti. Il materiale è destinato all’uso esclusivo in Italia. Vietata la distribuzione retail.

Articolo precedente

Ottobre 2021 / INVESTMENT INSIGHTS

Le sfide di un'inflazione (transitoria) persistente
Prossimo Articolo

Ottobre 2021 / INVESTMENT INSIGHTS

Rally nel "value" USA: è il momento di più qualità
202110‑1851609

Stai per uscire dal sito web di T. Rowe Price

T. Rowe Price non è responsabile per il contenuto di siti esterni, inclusi i dati di performance ivi contenuti. I rendimenti passati non sono indicativi di rendimenti futuri.